Il dibattito sul cambio d’orario entra in una nuova fase
Il tema dell’abolizione del passaggio tra ora solare e ora legale torna al centro dell’attenzione politica.
Una nuova iniziativa promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), da Consumerismo No Profit e dal deputato Andrea Barabotti ha raccolto oltre 350.000 firme chiedendo di rendere stabile l’ora legale, oggi adottata solo tra marzo e ottobre.
Questa mobilitazione ha riaperto un iter che potrebbe portare, entro il 30 giugno 2026, alla definizione di una proposta di legge per mantenere l’orario estivo lungo tutto l’anno.
Il sostegno europeo e il percorso normativo
Il tema non è nuovo a livello comunitario.
Nel 2018, una consultazione pubblica avviata dalla Commissione Europea registrò 4,6 milioni di partecipanti, con una maggioranza dell’84% favorevole all’abolizione del cambio d’ora.
Un anno dopo, il Parlamento Europeo approvò una direttiva che lasciava agli Stati membri la possibilità di decidere autonomamente, ma il dossier rimase congelato negli anni successivi.
Ora il tema torna in movimento anche grazie alle manifestazioni d’interesse arrivate da Bruxelles.
In particolare, il Commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, ha confermato l’avvio prossimo di un nuovo studio per valutare gli impatti di un eventuale cambiamento strutturale, sottolineando come riguardi milioni di cittadini, pur non essendo una priorità assoluta dell’agenda comunitaria.
I risparmi economici accumulati nel tempo
Oltre al sostegno popolare, uno degli elementi che dà forza all’ipotesi di un’ora legale permanente riguarda l’impatto economico.
Secondo i dati rilevati da Terna, tra il 2004 e il 2025 il ricorso annuale all’ora legale avrebbe contribuito a un risparmio complessivo pari a 2,3 miliardi di euro, grazie a minori consumi energetici superiori a 12 miliardi di kWh.
Questo avrebbe comportato anche una riduzione delle emissioni di CO₂ stimata tra 160.000 e 200.000 tonnellate l’anno, valori assimilabili alla capacità di assorbimento di 2–6 milioni di alberi.
Le proiezioni citate dai promotori indicano inoltre che l’introduzione dell’ora legale permanente potrebbe generare un risparmio ulteriore di oltre 700 milioni di kWh all’anno, con una riduzione in bolletta che potrebbe raggiungere i 180 milioni di euro.
Gli effetti positivi sulla salute e sui ritmi biologici
Un altro aspetto che sostiene la proposta riguarda i potenziali benefici per il benessere dei cittadini.
Il passaggio all’ora solare, spiegano gli esperti, incide sul naturale ritmo circadiano, l’orologio interno di circa 24 ore che regola funzioni come il sonno, la temperatura corporea e la produzione ormonale.
Il mantenimento costante dell’ora legale ridurrebbe questa alterazione, favorendo una migliore qualità del riposo e un maggiore equilibrio fisiologico.
Accanto agli aspetti sanitari, vengono citati anche effetti positivi per l’economia quotidiana: più luce nelle ore serali aumenterebbe i consumi nel commercio, favorirebbe la ristorazione, amplierebbe la stagione turistica e contribuirebbe a migliorare la percezione di sicurezza negli spazi urbani.
I prossimi passaggi istituzionali e le posizioni europee
L’Italia entrerà ufficialmente nel vivo del dibattito il 17 novembre, data in cui la questione sarà affrontata in Parlamento.
L’interesse non si limita al nostro Paese: la Spagna, ad esempio, ha avanzato richieste formali per rimettere il tema all’attenzione dell’Unione Europea.
Le aperture registrate da parte delle istituzioni comunitarie potrebbero favorire un quadro decisionale condiviso, anche se la scelta finale rimarrà presumibilmente di competenza dei singoli Stati membri.
L’iter richiederà tempo, analisi tecniche e valutazioni politiche, ma il sostegno popolare e i dati economici accumulati negli anni mostrano come il tema sia ormai riemerso con forza nel dibattito pubblico.
