Tensioni su Bankitalia: il dibattito riaperto

Giulia Conti

Rappresentazioni contrastanti della Banca d’Italia

L’uscita del volume “Vi racconto la Banca d’Italia” firmato da Salvatore Rossi, già direttore generale dell’Istituto, ha riacceso un confronto interno che sembrava sopito da anni. Il libro ripercorre la storia dell’istituzione e il percorso professionale dell’autore, proponendo una ricostruzione scorrevole e ricca di episodi personali. Tuttavia, una parte dell’opera ha suscitato forti perplessità: la descrizione del governatorato di Antonio Fazio, al vertice della Banca dal 1993, viene presentata con toni che molti considerano distorti e penalizzanti.
Secondo Rossi, in quegli anni la Banca d’Italia avrebbe progressivamente perso prestigio internazionale, rinunciato alla modernità e indebolito la propria capacità di incidere nel dibattito globale. Una lettura che, agli occhi di numerosi osservatori, appare riduttiva rispetto al contesto istituzionale e storico in cui si mosse l’allora Governatore.

Contestazioni sulle ricostruzioni del governatorato Fazio

Tra gli aspetti più discussi emergono le valutazioni riguardanti le prime scelte di gestione di Fazio, come la redazione personale delle Considerazioni Finali, la proposta di nominare Vincenzo Desario direttore generale, o la linea di politica monetaria più restrittiva adottata all’inizio del mandato. Rossi attribuisce a queste decisioni un allontanamento dall’impostazione tradizionale della Banca, arrivando a delineare un istituto “isolato” e poco presente nella comunità internazionale.
Molti dirigenti che vissero direttamente quel periodo giudicano però questa rappresentazione parziale. All’epoca, la comunicazione dell’Istituto era frequente e spesso criticata per eccessiva esposizione pubblica; la difesa dell’autonomia nelle scelte interne era un tratto costante della Banca fin dai primi decenni del Novecento; e l’ascesa di Fazio alla guida dell’Istituto fu il risultato di requisiti professionali riconosciuti anche all’esterno di Palazzo Koch.

Perplessità sulla motivazione delle critiche

Una parte significativa del dibattito ruota attorno alla natura delle critiche mosse da Rossi, giudicate da molti osservatori come tardive e difficili da comprendere. L’ex Governatore non ricopre incarichi pubblici da oltre vent’anni, e nel corso del suo mandato e dei rapporti professionali avuti nel Direttorio non risultano contestazioni aperte da parte dell’autore del volume.
Numerosi ex funzionari hanno espresso stupore per il tono del libro, osservando che il quadro delineato non coincide con l’esperienza di coloro che seguirono da vicino l’azione della Banca negli Anni Novanta. In quegli anni, Fazio veniva indicato dalla stampa specializzata come uno dei protagonisti delle riforme del sistema bancario nazionale, autore di un riassetto considerato il più rilevante dopo quello degli Anni Trenta. Era inoltre riconosciuta la sua capacità di gestione della politica monetaria, tanto che in più occasioni venne ipotizzato un suo possibile coinvolgimento nella guida dell’esecutivo.

Il nodo delle vicende giudiziarie e il confronto con altre figure

Il periodo in cui Fazio fu al vertice della Banca fu successivamente segnato da complesse vicende giudiziarie, dalle quali emersero esiti divergenti. L’eterogeneità delle decisioni giudiziarie contribuì ad alimentare il dibattito sulla discrepanza tra verità processuale e verità storica, un tema che continua a suscitare riflessioni tra storici e studiosi di diritto.
Il confronto tracciato da Rossi fra la figura di Fazio e quella di Mario Draghi, presentato nel libro con toni particolarmente celebrativi, ha ulteriormente accentuato le discussioni. L’enfasi su qualità quasi “carismatiche” attribuite all’ex Governatore ha portato alcuni osservatori a evidenziare un’evidente asimmetria tra le descrizioni dei due protagonisti, con un trattamento che molti giudicano sbilanciato e poco coerente con un’analisi istituzionale equilibrata.

Un dibattito riaperto sulla memoria istituzionale

Il libro di Rossi, pur ricco di passaggi storici e di ricostruzioni di grande interesse, ha dunque riaperto un dibattito mai del tutto sopito riguardo alla memoria interna della Banca d’Italia e alla valutazione dei suoi vertici. Le divergenze emerse rivelano quanto la lettura del passato dell’Istituto possa ancora generare opinioni contrastanti, soprattutto quando riguarda figure che hanno inciso profondamente sulla struttura e sul ruolo della Banca nel sistema economico italiano.
La discussione sviluppatasi a seguito della pubblicazione dimostra come il racconto delle dinamiche interne dell’Istituto non sia soltanto una questione storiografica, ma anche un elemento che continua a influenzare la percezione pubblica del ruolo della Banca d’Italia, della sua autonomia e della sua evoluzione nel corso degli ultimi decenni.