Le telco chiedono interventi sul canone delle frequenze

Lorenzo Bianchi

Un settore in difficoltà attende risposte dal governo

Le principali aziende di telecomunicazioni italiane stanno intensificando il confronto con le istituzioni per ottenere una revisione del canone sulle frequenze radio, una voce che oggi garantisce allo Stato circa 500 milioni di euro all’anno. L’assenza degli emendamenti richiesti dal settore tra quelli “segnalati” per la manovra non ha tuttavia chiuso definitivamente il dibattito: secondo diverse fonti vicine al dossier, la questione rimane aperta e potrebbe essere valutata nelle prossime settimane.
Il punto centrale riguarda la possibilità di riformare il meccanismo di pagamento in vista della scadenza delle attuali concessioni nel 2029, con l’obiettivo di favorire nuovi investimenti infrastrutturali e rafforzare la competitività dell’intero comparto.

La proposta di compensazione tramite investimenti

La richiesta avanzata dall’associazione di categoria Asstel, guidata dal CEO di TIM Pietro Labriola, prevede che il pagamento del canone possa essere considerato assolto “in tutto o in parte” attraverso la realizzazione di investimenti equivalenti. In pratica, le risorse risparmiate dallo sconto verrebbero destinate all’ampliamento delle reti o a progetti ritenuti strategici dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso.
Il modello troverebbe applicazione a partire dal 2030, evitando impatti immediati sul bilancio pubblico. I tecnici del Ministero dell’Economia stanno valutando la proposta, anche se una decisione definitiva non è ancora arrivata. Secondo gli operatori del settore, il gettito mancante potrebbe essere compensato dagli effetti economici generati dagli investimenti stessi, come l’aumento degli introiti IVA.

Investimenti in calo e concorrenza elevata: i nodi del comparto

Il settore delle telecomunicazioni sta attraversando una fase complessa caratterizzata da margini in diminuzione e investimenti privati in forte rallentamento. I dati elaborati dal Politecnico di Milano per Asstel indicano una riduzione del 26% della spesa in infrastrutture tra 2020 e 2024, con ulteriori cali attesi nei prossimi anni.
La presenza di quattro operatori infrastrutturati nel mercato italiano ha generato un’eccessiva pressione competitiva, con una compressione delle tariffe e un aumento del livello di indebitamento. In molte realtà del settore, i bilanci mostrano perdite ricorrenti, limitando la capacità di pianificare interventi strutturali.
Secondo fonti interne, senza un intervento immediato «il rischio non riguarda solo la riduzione degli investimenti, ma anche la possibile necessità di ricorrere a misure sul personale», con ricadute sull’occupazione nel comparto.

Misure collegate: dal contratto di espansione alla Transizione 5.0

Nel quadro della manovra, alcuni interventi correlati hanno invece superato la selezione. Tra questi, il contratto di espansione, che consente alle aziende in riorganizzazione di usufruire di uno sconto contributivo fino al termine delle risorse disponibili. La misura facilita i processi di ristrutturazione favorendo il ricambio generazionale tramite meccanismi di prepensionamento.
Parallelamente, altri emendamenti puntano a rafforzare la Transizione 5.0, il programma di incentivi dedicato alla trasformazione digitale e ambientale delle imprese italiane. Le modifiche previste ampliano il numero dei beni e dei servizi ammessi, includendo componenti utili anche per l’innovazione delle infrastrutture di telecomunicazione.

Un ulteriore fronte aperto: il supporto ai servizi digitali pubblici

Non è stato invece inserito tra gli emendamenti prioritari il progetto relativo all’istituzione di un numero verde nazionale a supporto dei cittadini nell’utilizzo dei nuovi servizi digitali della Pubblica amministrazione. La proposta, già coperta dal punto di vista finanziario, avrebbe potuto consentire la ricollocazione di lavoratori dei call center attualmente in cassa integrazione.
Il tema rimane collegato alle difficoltà del settore: la trasformazione dei servizi digitali pubblici richiede nuove competenze e una rete di operatori in grado di offrire assistenza all’utenza, elementi che potrebbero contribuire a un utilizzo più efficiente della forza lavoro già disponibile.