Un aumento legato all’inflazione per tutelare il potere d’acquisto
Nel 2026 le pensioni italiane subiranno un nuovo aggiornamento grazie al meccanismo della perequazione, che adegua gli importi al costo della vita. Il tasso fissato per l’anno è pari a +1,4%, superiore allo 0,8% dell’ultima rivalutazione annuale.
Secondo le prime stime, gli incrementi mensili dovrebbero variare tra 14 e 62 euro, in funzione dell’importo percepito nel 2025. La percentuale ufficiale è stata definita attraverso il decreto interministeriale del Ministero dell’Economia e del Ministero del Lavoro, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre.
Questo aggiornamento risponde all’obiettivo centrale del sistema previdenziale: impedire che l’inflazione riduca il potere d’acquisto dei pensionati, incidendo su spese essenziali come alimentazione, servizi, trasporti e cure sanitarie.
Come si calcola la rivalutazione: criteri e passaggi tecnici
Il processo che porta alla rivalutazione annuale si articola in più passaggi:
- rilevazione dell’inflazione da parte dell’Istat;
- definizione della percentuale di adeguamento tramite decreto governativo;
- applicazione dell’aumento sugli importi a partire dal 1° gennaio 2026.
La perequazione non è uniforme per tutte le pensioni: le fasce più basse ottengono la rivalutazione integrale, mentre gli assegni di livello medio-alto e alto ricevono una percentuale ridotta. Questa modulazione permette di conciliare la tutela dei redditi più deboli con la sostenibilità finanziaria del sistema.
Il meccanismo interessa diverse tipologie di prestazioni: pensioni di vecchiaia, pensioni anticipate, trattamenti di invalidità, assegni sociali.
Le nuove fasce di rivalutazione: 100%, 90% e 75%
Per l’anno 2026 vengono confermate tre fasce di applicazione:
Fascia 1: rivalutazione al 100%
Riguarda gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, pari a 2.447,4 euro. In questo intervallo, la rivalutazione si applica in misura piena all’indice del 1,4%.
Fascia 2: rivalutazione al 90%
Per le pensioni comprese tra 2.447,5 e 3.059,2 euro, l’adeguamento non è integrale.
L’indice effettivamente riconosciuto è pari all’1,26%, corrispondente al 90% del tasso stabilito.
Fascia 3: rivalutazione al 75%
Gli assegni superiori a 3.059,2 euro ricevono una rivalutazione pari all’1,05%, equivalente al 75% dell’indice ufficiale.
Questa struttura a scaglioni permette una distribuzione proporzionata dell’aggiornamento, bilanciando equità e sostenibilità.
Gli aumenti stimati per le principali tipologie di pensione
Le simulazioni condotte sulle diverse fasce mostrano in concreto gli effetti della perequazione:
- una pensione di 1.500 euro dovrebbe salire a circa 1.521 euro, con un aumento di 21 euro;
- un assegno di 2.000 euro crescerebbe di 28 euro;
- con una pensione da 2.600 euro, ricadente nella seconda fascia, l’incremento stimato è di circa 36 euro;
- un importo pari a 3.200 euro avrebbe un aumento di circa 43 euro;
- un assegno elevato, pari a 5.000 euro, registrerebbe un incremento mensile di poco più di 62 euro.
Si tratta di adeguamenti modesti ma significativi nel contesto di una fase inflazionistica che continua a incidere sul bilancio delle famiglie, in particolare di quelle composte da persone anziane.
