Un invito politico che non diventa investimento
Il ritorno degli Stati Uniti sulla scena venezuelana passa anche dall’energia. L’amministrazione Trump ha segnalato alle grandi compagnie petrolifere statunitensi che il recupero degli asset confiscati dal regime di Nicolás Maduro richiede un rientro operativo nel Paese e investimenti rilevanti per rimettere in moto il settore. A distanza di giorni dall’apertura del dossier, la risposta delle Big Oil resta però prudente: l’invito non si è trasformato in una corsa a Caracas.
Riserve enormi, ma condizioni proibitive
Il Venezuela dispone di riserve petrolifere tra le più grandi al mondo, superiori a quelle dell’Arabia Saudita. Questo dato, da solo, non basta a superare i rischi. Il Paese soffre di instabilità istituzionale, infrastrutture logorate e incertezza normativa. Gli operatori valutano che la fase successiva a un eventuale cambio politico sarebbe lunga e complessa, con tempi e garanzie ancora poco definiti per chi deve impegnare capitali miliardari.
Chevron unica presenza, le altre attendono
Nel quadro attuale, Chevron è l’unica major con attività in Venezuela. Per le altre compagnie, il rientro comporterebbe non solo il ripristino degli impianti, ma anche investimenti upfront su estrazione, raffinazione e logistica. A frenare c’è anche il contesto globale: la domanda di petrolio cresce meno rispetto al passato, riducendo l’attrattività di scommesse ad alto rischio geopolitico.
Produzione al minimo e ritorni incerti
Nonostante le riserve, la produzione venezuelana resta contenuta. Gli analisti stimano che un eventuale rilancio avrebbe effetti limitati sui prezzi, nell’ordine di 1–2 dollari al barile, proprio perché il contributo immediato all’offerta sarebbe modesto. Questo riduce l’urgenza per le major di anticipare mosse costose in un mercato già ben rifornito.
OPEC+ guarda altrove e congela le mosse
Sul fronte dei produttori, OPEC+ ha scelto la continuità. Il gruppo – che include Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman e rappresenta circa la metà della produzione mondiale – ha confermato il mantenimento dei livelli senza intervenire sulle crisi politiche dei singoli Paesi. La priorità resta la stabilità del mercato.
Prezzi in calo e offerta abbondante
Il 2025 è stato segnato da un ribasso dei prezzi superiore al 18%, il più marcato dal 2020, attribuito a un’offerta abbondante. Tra aprile e dicembre 2025, gli otto Paesi chiave hanno alzato gli obiettivi di produzione di circa 2,9 milioni di barili al giorno, pari a quasi il 3% della domanda globale. A novembre, gli aumenti sono stati sospesi per gennaio–marzo, linea poi confermata nelle riunioni successive.
Tensioni regionali e cautela strategica
Le dinamiche geopolitiche interne al cartello – comprese frizioni regionali – hanno spinto i produttori a evitare scelte di rottura. L’orientamento è rinviare decisioni strutturali ai prossimi appuntamenti, mantenendo un equilibrio che contenga la volatilità senza accelerare sul lato dell’offerta.
Mercati finanziari sotto pressione
Gli annunci di politica commerciale statunitense hanno inciso anche sui listini: la Borsa saudita ha registrato il peggior calo da aprile in coincidenza con l’introduzione di dazi da parte di Washington. Un segnale che rafforza la preferenza per un approccio attendista nel settore energetico.
Connettività come leva collaterale
In parallelo alle manovre sull’energia, si muovono iniziative di infrastruttura digitale. Starlink ha avviato un servizio di banda larga gratuita per la popolazione venezuelana, con una finestra temporale definita, per garantire continuità di accesso. Un intervento che non incide direttamente sull’output petrolifero, ma che segnala l’uso di strumenti complementari nella strategia di presenza.
Un equilibrio difficile da rompere
Il quadro complessivo spiega perché l’appello americano non abbia ancora prodotto adesioni: riserve record convivono con rischi elevati, rendimenti incerti e un mercato globale ben fornito. Finché questi fattori resteranno invariati, la prudenza delle Big Oil appare destinata a prevalere.
