INPS, il peso dei sindacati e gli equilibri interni

Giulia Conti

Un’Istituzione centrale nel welfare italiano

L’INPS è il perno del sistema previdenziale e assistenziale nazionale. Gestisce pensioni, sussidi e prestazioni che coinvolgono milioni di cittadini e muove risorse pubbliche di enorme entità. Proprio per questo, l’assetto di potere interno all’Istituto è da anni oggetto di attenzione, soprattutto per il ruolo esercitato dalle grandi organizzazioni sindacali.

La continuità dell’influenza sindacale

Tra i soggetti più presenti nella struttura dell’INPS figura la CGIL. Secondo ricostruzioni interne, almeno un terzo dei 44 direttori centrali avrebbe un rapporto di storica vicinanza con il sindacato. Un dato che evidenzia come l’incidenza delle confederazioni, nate con la Repubblica, superi spesso quella dei partiti più recenti e contribuisca a definire assetti duraturi nel tempo.

Maria Luisa Gnecchi, un profilo chiave

Al centro di questi equilibri emerge la figura di Maria Luisa Gnecchi. Entrata all’INPS nel 1973, ha attraversato oltre cinquant’anni di storia dell’Istituto, scalando progressivamente le gerarchie. Dopo un lungo percorso sindacale e dieci anni in Parlamento nelle file del Partito Democratico, è tornata ai vertici dell’INPS come componente del Consiglio di amministrazione, dopo aver ricoperto la carica di vicepresidente dal 2019 al 2023. La sua conoscenza capillare delle strutture e del personale è considerata uno dei principali fattori di influenza.

Vertici formali e poteri sostanziali

L’attuale governance vede alla presidenza Gabriele Fava, indicato dall’area della Lega, mentre la direzione generale è affidata a Valeria Vittimberga, scelta riconducibile all’area di Fratelli d’Italia. Tuttavia, la presenza di esponenti di diversa estrazione politica nel CdA non ha prodotto un controllo unitario. Al contrario, le dinamiche interne mostrano spesso frammentazioni e conflitti di linea, che riducono il peso decisionale dei vertici formali rispetto a reti consolidate nel tempo.

Il lascito della stagione del Reddito di cittadinanza

Nel periodo di maggiore esposizione mediatica dell’INPS, coincidente con l’introduzione del Reddito di cittadinanza, l’Istituto ha gestito flussi per circa 25 miliardi di euro. Le criticità nei controlli hanno alimentato stime di irregolarità significative, con percentuali che, in precedenti campagne di verifica su altre prestazioni, avevano raggiunto il 20% dei beneficiari. Questo contesto ha rafforzato il dibattito sull’efficacia dei meccanismi di vigilanza e sulla responsabilità della dirigenza.

Il ruolo delle altre sigle e l’assenza di coordinamento

Accanto alla CGIL, anche la CISL mantiene una presenza rilevante tra i dipendenti INPS. Tuttavia, la mancanza di una regia unitaria e la tendenza a una gestione frammentata delle aree di influenza ne limitano l’impatto complessivo. Questo scenario favorisce la stabilità di assetti consolidati piuttosto che l’alternanza di modelli organizzativi.

Una macchina amministrativa difficile da snellire

Dal 2012, anno dell’incorporazione dell’INPDAP nell’INPS, il numero dei direttori centrali è rimasto sostanzialmente invariato: da 46 a 44, con retribuzioni annue superiori ai 240.000 euro. Il costo complessivo del personale si attesta intorno ai 2 miliardi di euro l’anno. Nonostante la sovrapposizione di funzioni, la struttura non si è ridotta, segno di una resistenza interna a processi di razionalizzazione che potrebbero alterare gli equilibri di potere.

Direzioni e funzioni simbolo

L’organigramma comprende direzioni centrali dedicate a settori molto specifici, dalle relazioni internazionali al welfare per ex dipendenti pubblici, fino a strutture territoriali in regioni con un bacino di utenza limitato. Questa articolazione è spesso letta come il risultato di compromessi interni, più che di una rigorosa analisi di efficienza.

Un equilibrio che resiste ai cambiamenti politici

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un’Istituzione in cui le riforme procedono lentamente e dove l’alternanza dei governi incide meno delle reti di fedeltà costruite nel tempo. In questo contesto, la CGIL continua a rappresentare un attore di primo piano, capace di incidere sugli indirizzi operativi dell’INPS al di là dei mutamenti politici.