Via Nazionale conferma uno scenario di tenuta
In un contesto internazionale segnato da incertezza diffusa e previsioni prudenti, l’economia italiana mostra segnali di resilienza. Le più recenti valutazioni di Banca d’Italia confermano per il 2025 una crescita del Pil pari allo 0,6%, con una dinamica destinata a proseguire anche nel 2026 e ad accelerare lievemente nel biennio successivo, fino a +0,8% nel 2027 e +0,9% nel 2028. Un andamento moderato ma stabile, che si distingue nel panorama europeo, dove molte economie faticano a mantenere un ritmo di espansione costante.
Domanda interna e Pnrr sostengono l’economia
Secondo le analisi di Via Nazionale, la crescita italiana poggia soprattutto sulla domanda interna, sugli investimenti pubblici e privati legati al Pnrr e su un comparto dei servizi capace di compensare le difficoltà dell’industria manifatturiera. Nel quarto trimestre l’attività economica ha continuato ad espandersi, trainata dai servizi alle imprese e da un parziale recupero del settore industriale dopo il rallentamento registrato durante l’estate.
Il confronto con il clima globale
Il quadro italiano appare in controtendenza rispetto al sentiment internazionale. Dal World Economic Forum emerge un clima decisamente più cauto: il 53% degli economisti globali prevede un peggioramento delle condizioni economiche nel prossimo anno, mentre il 67% ritiene probabile che i governi ricorrano a inflazione moderata e aggiustamenti fiscali per gestire livelli di debito sempre più elevati. In questo scenario, l’Europa continua a essere percepita come uno dei punti di maggiore fragilità del sistema economico globale.
Occupazione in ripresa e disoccupazione in calo
All’interno di questo contesto incerto, il mercato del lavoro italiano mostra segnali incoraggianti. Nei mesi autunnali l’occupazione è tornata a crescere e il tasso di disoccupazione ha registrato un ulteriore calo. Il miglioramento riguarda soprattutto il settore dei servizi e alcune aree dell’industria, contribuendo a rafforzare la base occupazionale complessiva e a sostenere i redditi delle famiglie.
Inflazione sotto controllo dopo gli shock
Sul fronte dei prezzi, la situazione appare più stabile rispetto agli anni recenti. Secondo i dati Istat, nel 2025 l’inflazione media si è attestata all’1,5%, in lieve aumento rispetto al 2024 ma lontana dai picchi registrati nel periodo post-pandemico. Nel quinquennio 2021-2025, l’aumento cumulato dei prezzi al consumo è stato pari al 17%, mentre il cosiddetto carrello della spesa ha registrato un incremento più marcato, intorno al 24%, riflettendo le tensioni sui beni essenziali.
Salari in recupero nel settore privato
Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’andamento delle retribuzioni. Nel settore privato non agricolo, le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,2%, superando l’inflazione di circa 1,5 punti percentuali. I rinnovi contrattuali hanno coinvolto oltre quattro milioni di lavoratori, pari a circa un terzo dei dipendenti del settore privato. È vero che, in termini reali, i salari restano ancora inferiori ai livelli del 2021, soprattutto nei servizi, ma il recupero è in corso e risulta più rapido nell’industria.
Prospettive salariali per il 2026
Le indicazioni prospettiche restano positive anche per il prossimo anno. I principali indicatori di monitoraggio segnalano che nel 2026 la crescita delle retribuzioni dovrebbe rallentare, ma rimanere comunque superiore all’inflazione attesa, contribuendo a un graduale rafforzamento del potere d’acquisto. Un elemento che può sostenere ulteriormente la domanda interna e consolidare la fase di stabilizzazione economica.
Un quadro meno fragile delle attese
Nel complesso, l’Italia si presenta come meno vulnerabile di quanto spesso descritto nel dibattito internazionale. La combinazione di crescita moderata, prezzi sotto controllo, occupazione in aumento e salari in recupero non elimina le criticità strutturali, ma offre una base più solida da cui affrontare le sfide dei prossimi anni, in un contesto globale ancora dominato da prudenza e incertezza.
