Reversibilità 2026: nuovi importi e soglie sotto esame

Giulia Conti

Un anno di ricalcoli per gli assegni ai superstiti

Il 2026 segna un passaggio delicato per la pensione di reversibilità, con effetti differenti a seconda dei redditi complessivi e della composizione del nucleo familiare. L’aggiornamento del trattamento minimo e le rivalutazioni collegate all’inflazione spostano i confini entro cui l’assegno resta pienamente cumulabile. Il risultato è un sistema più sensibile: incrementi nominali dei redditi possono far scattare riduzioni percentuali anche in presenza di aumenti complessivi modesti.

Il riferimento al trattamento minimo aggiornato

Il perno dei nuovi calcoli è il trattamento minimo, stimato per il 2026 intorno a 611 euro mensili. Poiché le soglie reddituali per la cumulabilità della reversibilità sono ancorate a questo valore, ogni aggiornamento si riflette automaticamente sui limiti annui. L’adeguamento sposta in avanti le soglie, ma rende più frequenti i passaggi da una fascia all’altra quando il reddito complessivo cresce, anche solo per effetto degli adeguamenti Istat.

Le fasce di reddito e le riduzioni previste

Il meccanismo delle decurtazioni resta articolato su tre scaglioni, con percentuali che aumentano al crescere del reddito del beneficiario:

  • oltre 23.862,15 euro annui scatta una riduzione del 25%;
  • superati 31.816,20 euro annui la decurtazione sale al 40%;
  • oltre 39.769,25 euro annui la riduzione arriva al 50%.

In termini pratici, l’assegno può variare sensibilmente anche a fronte di piccoli scostamenti di reddito, rendendo cruciale la verifica puntuale della propria posizione.

Quando la reversibilità resta integra

Non tutti i beneficiari sono esposti ai tagli. La normativa tutela i nuclei più fragili: in presenza di figli minorenni, studenti a carico o persone con disabilità, la pensione di reversibilità resta integralmente cumulabile e non subisce riduzioni. È una protezione che tiene conto delle maggiori esigenze economiche e che, nel 2026, continuerà a fare la differenza tra assegno pieno e importo ridotto.

Il limite alle trattenute secondo la giurisprudenza

Un altro elemento di equilibrio deriva dall’orientamento della Corte costituzionale, che ha riconosciuto la legittimità del sistema delle decurtazioni ma ha fissato un principio chiave: la riduzione applicata non può superare l’ammontare dei redditi che hanno determinato il superamento della soglia. Questo vincolo evita effetti sproporzionati e garantisce che il taglio resti coerente con la capacità economica del beneficiario.

Rivalutazioni 2026 e impatto sugli importi

Nel 2026 sono previste rivalutazioni differenziate:

  • 1,4% per gli importi fino a quattro volte il minimo;
  • 90% dell’indice tra quattro e cinque volte il minimo;
  • 75% per le fasce superiori.

Per la reversibilità, però, l’adeguamento non si applica direttamente alla quota del superstite: prima viene rivalutata la pensione originaria del titolare deceduto e solo successivamente l’importo aggiornato viene ripartito. Questo passaggio produce effetti diversi a seconda della percentuale spettante e della presenza di più beneficiari.

Il rischio dell’effetto soglia con gli adeguamenti Istat

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda gli adeguamenti Istat dei redditi complessivi. Un aumento nominale può essere sufficiente a superare una soglia e a far entrare l’assegno in una fascia più penalizzante. In questi casi, l’incremento complessivo del reddito può tradursi in un assegno netto più basso, rendendo indispensabile una valutazione preventiva degli effetti.

Le percentuali di ripartizione tra i superstiti

Resta invariato lo schema di ripartizione:

  • al coniuge spetta il 60% della pensione originaria;
  • 80% con un figlio e 100% con due figli;
  • in assenza del coniuge, 70% a un figlio, 80% a due, 100% con tre o più.

Nel 2026, ogni rivalutazione dell’importo di partenza rende questi calcoli più dinamici, con effetti diversi sulle singole quote percepite.

Verifiche e pianificazione per evitare sorprese

Alla luce delle nuove soglie e delle rivalutazioni, il 2026 richiede attenzione e pianificazione. Monitorare il reddito complessivo, verificare la composizione del nucleo e comprendere l’impatto degli adeguamenti è essenziale per evitare riduzioni inattese e per stimare correttamente l’assegno spettante.