Fondo auto 2026–2030: stop ai bonus sulle vetture

Sofia Esposito

Un cambio di rotta nella politica per l’automotive

Le risorse pubbliche tornano a sostenere il settore dell’auto, ma con un’impostazione diversa rispetto al passato. Il nuovo decreto di programmazione del Fondo Automotive ridefinisce le priorità per il periodo 2026–2030, mettendo sul tavolo circa 1,6 miliardi di euro senza riaprire la stagione dei bonus per l’acquisto di nuove autovetture private. L’indirizzo è chiaro: rafforzare la filiera industriale e accompagnare la trasformazione produttiva, più che stimolare le immatricolazioni nel breve periodo.

La regia istituzionale e gli obiettivi del piano

Il provvedimento è stato predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’intento di garantire stabilità pluriennale agli interventi e superare la logica dei rifinanziamenti annuali. L’obiettivo dichiarato è sostenere competitività, innovazione e tenuta occupazionale di un comparto sotto pressione per transizione tecnologica, costi energetici e concorrenza internazionale.

Dalla domanda alla produzione: la nuova priorità

La scelta politica sposta il baricentro dagli incentivi alla clientela finale verso misure strutturali. Negli anni precedenti, gli Ecobonus hanno spesso accelerato le vendite, ma con effetti temporanei e un impatto limitato sulla capacità produttiva. Il nuovo impianto privilegia invece investimenti che rafforzano ricerca, sviluppo e capacità industriale, nella convinzione che la solidità della filiera sia la leva principale per una crescita duratura.

Come vengono ripartite le risorse

La quota più consistente del Fondo è destinata all’innovazione. Circa 750 milioni di euro finanziano gli Accordi per l’innovazione, orientati a progetti di ricerca e sviluppo lungo la catena del valore. A questi si aggiungono 450 milioni di euro per i Contratti di sviluppo, pensati per sostenere nuovi investimenti produttivi e consentire l’accesso anche a iniziative di dimensioni medio-piccole.
Una terza componente, pari a circa 400 milioni di euro, è riservata a misure di supporto selettivo alla domanda, con criteri e destinatari diversi dall’auto privata.

Incentivi mirati e platee specifiche

Le risorse dedicate alla domanda non finanziano l’acquisto di nuove vetture per i privati, ma interventi circoscritti. Sono previsti incentivi per veicoli commerciali leggeri, sostegni ai mezzi della categoria L (con attenzione ai quadricicli), contributi per il retrofit dei veicoli già in circolazione e agevolazioni per l’installazione di ricariche domestiche.
Rientrano nel pacchetto anche il noleggio sociale a lungo termine, la prosecuzione dei bonus per ciclomotori e motocicli – inclusi quelli elettrici – e misure dedicate alla mobilità da lavoro.

Nessun ritorno dell’Ecobonus per le auto nuove

Il punto fermo del piano è l’assenza di incentivi generalizzati per comprare nuove autovetture private. L’Ecobonus, così come conosciuto negli ultimi anni, resta escluso. Al momento non sono state indicate tempistiche operative dettagliate per l’avvio delle singole misure, ma l’impostazione segna una discontinuità netta rispetto alle politiche precedenti.

Il capitolo retrofit e il ruolo del gas

Tra le novità più evidenti spicca il ritorno del gas come leva di transizione. Il piano stanzia 21 milioni di euro tra 2026 e 2030 per la conversione di auto a benzina in veicoli alimentati a GPL o metano. L’obiettivo è intervenire sull’esistente, riducendo emissioni e inquinanti locali senza ricorrere esclusivamente al rinnovo del parco tramite nuove immatricolazioni, spesso più costose per i cittadini.

Le richieste del settore e l’impatto atteso

Le associazioni di settore hanno accolto positivamente l’impostazione, chiedendo però tempi rapidi di attuazione, idealmente già nei primi mesi del 2026, e una platea più ampia. In particolare, viene proposta l’estensione delle conversioni anche ai veicoli più datati e la valutazione di incentivi per mezzi intestati a persone giuridiche, così da aumentare l’impatto reale delle misure sul territorio.

Una strategia di medio periodo

Nel complesso, il Fondo Automotive 2026–2030 delinea una strategia che punta a mettere in sicurezza la filiera, sostenere l’innovazione e accompagnare la transizione con strumenti mirati. L’assenza dei bonus sulle auto nuove segna un cambio di paradigma: meno spinta alle vendite immediate, più attenzione alla trasformazione industriale e alla sostenibilità economica del comparto nel medio-lungo periodo.