Kering sotto pressione: Gucci trascina il gruppo

Sofia Esposito

Il rallentamento del lusso colpisce la holding francese

Tra i grandi conglomerati del lusso europeo, Kering è quello che più ha risentito della fase di raffreddamento del settore negli ultimi due anni. Il gruppo, controllato per il 42% da FRANÇOIS-HENRI PINAULT, ha visto le vendite ridursi in modo marcato: dai 20,3 miliardi di euro del 2022 ai 17,2 miliardi del 2024, con una perdita complessiva di circa 3 miliardi di fatturato (-15%).

Le difficoltà sono proseguite anche nel 2025, con un’ulteriore contrazione a doppia cifra secondo le stime di mercato.

Le previsioni sui conti e la fiducia degli analisti

Le attese raccolte da S&P GLOBAL MARKET INTELLIGENCE indicano per l’ultimo esercizio ricavi potenziali intorno a 14,7 miliardi di euro e un utile operativo vicino a 1,66 miliardi. Nei primi nove mesi del 2025, le entrate si sono fermate a circa 11 miliardi, in calo del 14% su base annua.

Anche ipotizzando un leggero miglioramento nell’ultimo trimestre, difficilmente il giro d’affari complessivo potrà superare quota 15 miliardi. Se questo scenario si confermasse, le vendite perse rispetto ai livelli del 2022 arriverebbero a circa 5 miliardi di euro, pari a un quarto del fatturato originario.

Il confronto con i concorrenti

La flessione di Kering risalta ancora di più se confrontata con l’andamento dei principali competitor. LVMH ha mantenuto ricavi sostanzialmente stabili, HERMÈS li ha incrementati di circa 4 miliardi, mentre gruppi come PRADA e MONCLER hanno continuato a crescere a doppia cifra.

Questa divergenza di performance ha penalizzato fortemente anche la valutazione di Kering in Borsa: nel 2022 la capitalizzazione era pari a 82 miliardi di euro, oggi si aggira intorno ai 32 miliardi, con una perdita di circa 50 miliardi di valore.

Profitti in caduta e margini ridotti

La contrazione delle vendite ha inciso direttamente sulla redditività. L’utile netto del gruppo è sceso a 1,13 miliardi di euro nel 2024, contro i 3,7 miliardi del 2022. L’EBIT margin si attesta intorno al 13%, circa la metà rispetto ai principali rivali del settore.

Alcune plusvalenze derivanti da cessioni di asset potrebbero sostenere il risultato netto, ma il quadro operativo resta fragile.

Gucci, il nodo centrale della crisi

Il marchio che pesa di più sull’andamento del gruppo è GUCCI, storico pilastro della galassia Kering. Fino a tre anni fa il brand generava circa il 50% dei ricavi, oggi il suo contributo è sceso al 44%.

La frenata di Gucci si riflette su tutta la holding e non viene compensata dalle altre maison. BOTTEGA VENETA mostra una tenuta relativa (ricavi in calo di circa 1% nei primi nove mesi del 2025), mentre SAINT LAURENT continua a perdere terreno: da 3,2 miliardi nel 2023 a 2,9 miliardi nel 2024, con il primo semestre 2025 fermo a 1,3 miliardi. In flessione anche BALENCIAGA e ALEXANDER MCQUEEN.

L’unico comparto in crescita è la divisione eyewear, che però genera poco più di 1,3 miliardi l’anno.

L’eredità di un’espansione finanziata a debito

A complicare il quadro c’è l’esplosione dell’indebitamento. Il debito finanziario netto è passato da 2,3 miliardi nel 2022 a 8,5 miliardi nel 2023, fino a superare i 10,5 miliardi di euro.

Gran parte delle risorse è stata destinata all’acquisto di immobili di pregio, soprattutto a Parigi e in altre capitali della moda, e a una politica di dividendi particolarmente generosa, che nel solo 2023 ha comportato esborsi per 1,75 miliardi.

La svolta del nuovo amministratore delegato

Il risanamento è ora nelle mani di LUCA DE MEO, chiamato pochi mesi fa a guidare il gruppo dopo l’esperienza alla guida di RENAULT. La priorità è ridurre il debito e riportare equilibrio tra cassa generata e impegni finanziari.

Prime mosse: cessione di immobili strategici

Tra le operazioni già avviate figura l’accordo con il fondo ARDIAN per un prestigioso edificio in FIFTH AVENUE a New York. L’immobile è stato conferito in una joint venture controllata al 60% da Ardian e al 40% da Kering.

Il valore complessivo dell’operazione è di 900 milioni di dollari, con un incasso netto per Kering pari a 690 milioni. Un segnale chiaro di dismissione del patrimonio immobiliare per rafforzare la liquidità.

Addio alla divisione beauty

Un’altra mossa è stata la vendita della divisione beauty a L’ORÉAL nell’ottobre scorso. L’obiettivo è concentrare le risorse sui marchi core del lusso e, in particolare, sul rilancio di Gucci.

Rilanciare il brand simbolo

Il futuro di Kering passa in larga misura dalla capacità di riportare GUCCI su un sentiero di crescita sostenibile. Il gruppo sta lavorando su nuove strategie creative, razionalizzazione delle collezioni e revisione della distribuzione per recuperare desiderabilità e margini.