Driver Amazon protestano per i danni ai furgoni

Giulia Conti

Mobilitazione nei centri logistici bolognesi

Si intensifica la tensione tra i lavoratori impegnati nelle consegne per Amazon e le aziende che gestiscono gli appalti della logistica. Nella provincia di Bologna è stato proclamato lo stato di agitazione da parte dei driver impiegati nella distribuzione dei pacchi.

La mobilitazione coinvolge diversi poli logistici strategici della rete Amazon: il centro DER1 di Valsamoggia, il deposito DER5 di Calderara di Reno, l’hub HER1, anch’esso situato a Calderara di Reno, e il punto dedicato alla Micro Mobility nel centro di Bologna.

I lavoratori chiedono chiarimenti sulle condizioni contrattuali e sulla responsabilità economica attribuita ai driver nel caso di danni ai veicoli utilizzati durante il servizio.

Il nodo dei risarcimenti per i mezzi

Al centro della protesta c’è la richiesta di risarcimento rivolta agli autisti nel caso in cui i furgoni subiscano danni durante le operazioni quotidiane di consegna.

Secondo quanto segnalato dal sindacato Filt Cgil, ad alcuni lavoratori verrebbe richiesto di coprire una franchigia che può arrivare fino a 500 euro quando il mezzo aziendale viene danneggiato durante una manovra o una fase di parcheggio.

La questione riguarda soprattutto incidenti di lieve entità che possono verificarsi durante le attività di consegna. I driver sottolineano che il loro lavoro comporta numerosi spostamenti e manovre in contesti urbani spesso complessi, dove il margine di errore è inevitabile.

Ritmi di lavoro e condizioni operative

Il lavoro dei corrieri coinvolti nella distribuzione dei pacchi prevede ritmi particolarmente intensi. In media ogni autista effettua la consegna di circa 150 pacchi al giorno, con un numero equivalente di fermate e operazioni di parcheggio.

Ogni consegna richiede infatti diverse manovre, soprattutto nei centri abitati dove gli spazi di sosta sono limitati. In queste condizioni il rischio di piccoli urti o danni ai veicoli aumenta in modo naturale.

Secondo le organizzazioni sindacali, classificare tali situazioni come colpa grave del lavoratore rappresenterebbe un’interpretazione eccessiva rispetto alla natura dell’attività svolta.

Il ruolo del contratto nazionale

Il tema sollevato dai lavoratori riguarda anche l’applicazione del contratto collettivo nazionale del settore logistica e trasporto merci.

Il sindacato evidenzia che la normativa contrattuale prevede limiti precisi alla responsabilità economica dei dipendenti in caso di danni ai mezzi aziendali. In particolare, per il primo episodio registrato nell’arco dell’anno, il lavoratore non dovrebbe essere chiamato a risarcire l’azienda.

La contestazione nasce quindi dal timore che eventi considerati parte della normale attività lavorativa vengano classificati come infrazioni gravi con conseguenze economiche dirette per i driver.

Un confronto aperto con le aziende

Lo stato di agitazione proclamato nei centri logistici del territorio bolognese rappresenta un primo passo nel confronto tra lavoratori, sindacati e aziende coinvolte nella catena di consegna.

La rete di distribuzione Amazon si basa infatti su un sistema di appalti affidati a società esterne che gestiscono personale e mezzi per le consegne quotidiane.

In questo contesto, la definizione delle responsabilità e delle tutele dei lavoratori diventa un elemento centrale per garantire condizioni operative sostenibili e coerenti con la normativa del settore.