Amazon frena sui droni: stop alle consegne in Italia

Matteo Romano

Il progetto Prime Air non decolla nel mercato italiano

Amazon ha deciso di interrompere il percorso che avrebbe dovuto portare anche in Italia le consegne tramite droni. Dopo una fase iniziale di sperimentazione, il gruppo statunitense ha stabilito che, allo stato attuale, non esistono le condizioni adeguate per avviare un servizio commerciale stabile nel nostro Paese. La scelta rappresenta una battuta d’arresto per una delle iniziative più innovative della logistica avanzata, già operative in altri mercati.

Il test pilota in Abruzzo e le aspettative iniziali

Il primo e unico volo sperimentale di Prime Air in Italia si è svolto il 4 dicembre 2024 a San Salvo, in Abruzzo. Si è trattato di un test simbolico ma rilevante, perché ha segnato l’ingresso ufficiale della tecnologia di consegna via drone nello spazio aereo italiano. L’esperimento aveva alimentato l’ipotesi di una futura estensione del servizio, soprattutto nelle aree meno densamente popolate o difficili da raggiungere con i mezzi tradizionali.

La revisione strategica del gruppo

A distanza di circa un anno dal test, Amazon ha però avviato una revisione complessiva delle proprie strategie operative nel nostro Paese. L’analisi ha portato alla conclusione che il contesto italiano — sotto il profilo normativo, infrastrutturale e operativo — non è attualmente compatibile con gli obiettivi di lungo periodo del servizio di consegna tramite droni. La sospensione riguarda esclusivamente il progetto Prime Air e non le altre attività logistiche del gruppo.

Norme, contesto operativo e limiti strutturali

Uno degli elementi centrali nella decisione riguarda l’insieme di vincoli che caratterizzano lo spazio aereo e l’organizzazione territoriale italiana. Le regole sulla sicurezza, la gestione del traffico aereo a bassa quota e la complessità urbanistica rendono più difficile integrare i droni in un sistema di consegne su larga scala. A ciò si aggiunge la necessità di garantire standard elevati di affidabilità e continuità del servizio, indispensabili per un operatore globale come Amazon.

Il confronto con Stati Uniti e Regno Unito

La scelta di fermarsi in Italia contrasta con l’andamento del progetto in altri Paesi. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le consegne con droni stanno proseguendo, sia in forma sperimentale sia commerciale, con risultati considerati positivi in termini di efficienza e accoglienza da parte dei clienti. In questi mercati, il quadro regolatorio e la conformazione del territorio permettono una più rapida integrazione della tecnologia nelle reti logistiche esistenti.

Gli investimenti di Amazon in Italia restano centrali

Lo stop ai droni non modifica il peso strategico dell’Italia per il gruppo. Negli ultimi 15 anni, Amazon ha investito nel Paese oltre 25 miliardi di euro, costruendo una rete composta da più di 60 siti tra centri di distribuzione, hub logistici e uffici. L’organico conta oltre 19.000 dipendenti diretti, a conferma di un impegno strutturale che va ben oltre la singola iniziativa tecnologica.

Logistica tradizionale e innovazione graduale

Amazon continuerà quindi a puntare su modelli di consegna tradizionali e su un miglioramento progressivo dei servizi esistenti, come la riduzione dei tempi di spedizione e l’ottimizzazione dei flussi logistici. L’innovazione non viene abbandonata, ma adattata alle condizioni concrete dei singoli mercati. Nel caso italiano, la priorità resta garantire affidabilità, copertura territoriale e qualità del servizio, rinviando a tempi più favorevoli l’adozione di soluzioni radicalmente nuove come i droni.

Una sospensione, non un addio definitivo

La decisione di Amazon non equivale a una rinuncia permanente. Il progetto Prime Air resta parte della strategia globale del gruppo e potrebbe essere ripreso in Italia qualora il contesto cambiasse. Per ora, però, il cielo italiano rimane chiuso alle consegne automatizzate, mentre il commercio elettronico continua a crescere facendo leva su infrastrutture più tradizionali ma consolidate.