Ferrero Italia: ricavi a 1,85 miliardi nell’esercizio 2024-25

Giulia Conti

Crescita del giro d’affari sul mercato nazionale

L’esercizio 2024-2025 si è chiuso con un nuovo incremento del fatturato per Ferrero in Italia. La divisione commerciale ha raggiunto ricavi pari a 1,85 miliardi di euro, segnando una crescita dell’1,8% rispetto all’anno precedente. L’andamento positivo si inserisce in un contesto di rafforzamento delle quote di mercato, confermando la solidità del posizionamento del gruppo nel comparto dolciario nazionale.

L’aumento dei ricavi è stato sostenuto principalmente dal core business del cioccolato, che continua a rappresentare il principale motore di sviluppo sul mercato interno.

Prodotti chiave e ampliamento dell’offerta

Tra i fattori che hanno contribuito alla crescita spicca il ruolo di Nutella, che resta il marchio di punta del gruppo. Nel corso dell’esercizio sono state introdotte nuove varianti di prodotto, tra cui la versione plant based, affiancata dal lancio di Tronky Sandwich, ampliando l’offerta e intercettando nuove fasce di consumatori.

Queste novità hanno consentito di sostenere i volumi e il valore delle vendite, pur in un contesto di mercato caratterizzato da forti pressioni sui costi delle materie prime.

Margini sotto pressione per l’aumento dei costi

Nonostante la crescita del fatturato, la redditività della divisione commerciale ha registrato una flessione. L’utile di esercizio si è attestato a 51,7 milioni di euro, in calo rispetto ai 57 milioni dell’esercizio precedente. Il risultato riflette l’impatto del rincaro delle materie prime, in particolare del cacao, e dell’energia, che ha inciso sui margini operativi.

L’evoluzione dei costi di approvvigionamento ha rappresentato uno dei principali elementi di criticità per l’intero settore alimentare nel periodo considerato.

Risultati della produzione industriale

Sul fronte manifatturiero, la società Ferrero Industriale Italia ha chiuso l’esercizio con ricavi pari a 885,9 milioni di euro, in aumento del 2,9%. Anche la redditività è migliorata: l’utile è salito a 64,7 milioni di euro, rispetto ai 59,6 milioni registrati al 31 agosto 2024.

Il rafforzamento della divisione industriale è stato accompagnato da investimenti significativi in beni materiali, per un totale di 108 milioni di euro, destinati ai poli produttivi di Alba, Pozzuolo Martesana, Sant’Angelo dei Lombardi e Balvano.

Le altre società del perimetro italiano

Risultati positivi, in termini di fatturato, anche per Ferrero Management Services Italia e Ferrero Technical Services, che hanno entrambe archiviato l’esercizio con ricavi in crescita. In questi casi, la redditività è rimasta sostanzialmente stabile, confermando il ruolo di supporto strategico svolto da queste strutture all’interno dell’organizzazione nazionale.

La performance della holding italiana

Particolarmente rilevante l’andamento della holding delle attività italiane, che ha registrato un forte miglioramento dell’utile, salito a 202,4 milioni di euro dai 168,7 milioni dell’esercizio precedente. Il risultato è stato favorito dall’incremento dei ricavi complessivi, pari a 258,5 milioni di euro, con un aumento di 22,9 milioni legato soprattutto a royalties, dividendi e proventi da investimenti finanziari.

La holding rappresenta un nodo centrale nella gestione e nel coordinamento delle attività del gruppo sul territorio nazionale.

Cambiamenti nella governance

Nel corso dell’esercizio si è registrato anche un aggiornamento nella governance della holding italiana. Alla presidenza è stato nominato Massimo Micieli, manager con oltre 30 anni di esperienza all’interno del gruppo, subentrando a Bartolomeo Salomone, che ha lasciato l’incarico per limiti di età. Contestualmente, Paolo Vertemati è entrato nel consiglio di amministrazione al posto di Gian Luca Bassi.

Sono stati confermati nel cda Gian Mauro Perrone, Fabrizio Gavelli e Matteo Ravera, garantendo continuità gestionale.

Investimenti di lungo periodo sul territorio

Nel solo perimetro nazionale, gli investimenti industriali realizzati da Ferrero negli ultimi 10 anni hanno raggiunto complessivamente 1,4 miliardi di euro. Questo dato evidenzia il ruolo strategico dell’Italia come base produttiva e industriale del gruppo, nonostante un contesto macroeconomico complesso e l’aumento dei costi lungo la filiera.