Gioielli a bassa lega: lusso che perde valore

Matteo Romano

L’oro caro cambia le regole del mercato

L’impennata delle quotazioni dell’oro sta modificando in profondità il panorama della gioielleria. Il metallo giallo, che in un solo anno ha registrato un aumento superiore al 70%, ha reso sempre più difficile per la classe media acquistare gioielli in oro 18 carati, da secoli riferimento della tradizione orafa italiana. Il risultato è una crescita dell’offerta di monili con carature inferiori o realizzati in materiali alternativi, spesso proposti a prezzi elevati grazie al peso del marchio più che al valore intrinseco.

I grandi marchi e la nuova strategia

Case storiche e brand del lusso come Dodo, Tiffany, Fendi, Gucci, Pomellato e Van Cleef hanno progressivamente ampliato le collezioni che utilizzano oro a 9 carati, argento, bronzo o ottone. Sul mercato si trovano, ad esempio, bracciali in argento proposti oltre 1.400 euro, orecchini in oro rosa 9 carati a 290 euro, anelli in bronzo color oro allo stesso prezzo e accessori in ottone che superano i 600 euro.

Questa impostazione consente ai marchi di mantenere margini elevati anche riducendo la quantità di metallo prezioso impiegata, spostando l’attenzione del consumatore sul design e sul logo.

Il punto di vista della filiera orafa

Secondo STEVEN TRANQUILLI, direttore generale di Federpreziosi, gli artigiani italiani continuano a privilegiare l’oro 750 millesimi (18 carati), nonostante l’aumento dei costi. In Paesi del Nord Europa l’uso di titoli inferiori è più accettato, ma in Italia permane una forte associazione tra gioiello e alta caratura, legata a concetti di durata e valore nel tempo.

Gli artigiani, tuttavia, sono sempre più sotto pressione: per contenere i prezzi al pubblico, molti sono costretti a sperimentare leghe meno nobili, con il rischio di allontanare una clientela storicamente abituata alla qualità elevata.

Il valore reale al banco dei compro oro

Uno degli aspetti più critici riguarda la rivendibilità. Le indagini di settore indicano che l’oro a 9 carati viene valutato intorno ai 35 euro al grammo, contro gli 85 euro al grammo del 18 carati. Questo significa che un gioiello acquistato a qualche centinaio di euro può avere, in caso di vendita, un valore di recupero estremamente ridotto.

Per molti operatori del settore, oggetti con caratura bassa non giustificano neppure l’operazione di ritiro, perché il contenuto di oro puro è minimo.

Problemi tecnici e durata nel tempo

Le leghe a basso titolo presentano anche limiti strutturali. La presenza maggiore di altri metalli rende il materiale più duro da lavorare, più difficile da saldare e più costoso da riparare. Inoltre, il 9 carati tende a ossidarsi, scurirsi e perdere brillantezza nel tempo, a differenza del 18 carati che mantiene meglio colore e lucentezza.

Dal punto di vista normativo, l’utilizzo di queste leghe è consentito dal Decreto Legislativo 251/99, purché il titolo sia indicato in modo chiaro. Tuttavia, secondo Federpreziosi, l’informazione non è sempre esposta in modo evidente nelle vetrine.

Gioiello come simbolo e come patrimonio

Tradizionalmente, l’acquisto di un gioiello in Italia ha anche una componente di riserva di valore. Un oggetto in oro 18 carati rappresenta non solo un regalo, ma un piccolo patrimonio che può essere tramandato o trasformato in liquidità in caso di necessità.

Questa funzione viene meno quando il contenuto di metallo prezioso è ridotto, trasformando il gioiello in un bene essenzialmente estetico.

La voce degli artigiani

DANIELE GAMBALE, orafo milanese, sottolinea come la crescente volatilità dell’oro renda la gestione sempre più complessa. Anche le grandi aziende devono immobilizzare capitali ingenti: oggi mezzo chilo d’oro rappresenta un investimento di dimensioni rilevanti.

Per i piccoli laboratori, l’aumento dei costi si traduce in margini compressi e in difficoltà a competere con marchi che possono puntare sulla forza del brand.

Classe media e bigiotteria

Con redditi stagnanti e prezzi in crescita, molti consumatori si orientano verso bigiotteria di fascia alta o gioielli a bassa lega. Un semplice bracciale da battesimo in oro 18 carati da 3 grammi può costare oggi tra 700 e 800 euro, cifra proibitiva per molte famiglie.

Il rischio è una progressiva scomparsa della fascia intermedia della gioielleria, schiacciata tra l’altissima gamma e l’accessorio moda.

Un patrimonio artigianale a rischio

La contrazione della domanda di gioielli in alta caratura mette in discussione la sopravvivenza dell’oreficeria artigianale, depositaria di un sapere millenario. Se l’oro continuerà a restare su livelli elevati, il settore potrebbe orientarsi sempre più verso materiali alternativi, con una perdita di identità per una delle eccellenze storiche del Made in Italy.