Un modello storico messo alla prova
Per decenni Ikea ha rappresentato un punto di riferimento globale per l’arredamento accessibile, combinando design funzionale, prezzi contenuti e un’esperienza di acquisto standardizzata. Oggi, però, il gruppo svedese si trova ad affrontare una fase di forte discontinuità. Il contesto competitivo è cambiato rapidamente e il modello che ha garantito crescita e riconoscibilità deve ora confrontarsi con nuove abitudini di consumo, margini più sottili e una concorrenza digitale sempre più aggressiva.
I numeri di un esercizio difficile
Nell’esercizio chiuso al 31 agosto, l’utile di Ikea ha registrato una contrazione del 26%. Un risultato che arriva dopo una strategia mirata a ridurre i prezzi al pubblico per difendere le quote di mercato, scelta che ha inciso direttamente sulla redditività. La pressione sui margini è stata amplificata dall’aumento dei costi delle materie prime, in particolare del legname, e dalle spese logistiche in un contesto globale ancora instabile.
Consumatori più veloci e meno fedeli
Il cambiamento nelle preferenze dei clienti è uno dei fattori centrali della crisi. Oggi i consumatori privilegiano prezzo, comodità e rapidità di consegna, mostrando una minore fedeltà al marchio. La disponibilità a cambiare fornitore è cresciuta, soprattutto grazie ai marketplace digitali che offrono un’esperienza d’acquisto immediata e prezzi estremamente competitivi. In questo scenario, la forza del negozio fisico come destinazione obbligata perde parte del suo vantaggio storico.
La concorrenza dei marketplace cinesi
A pesare in modo particolare è l’ingresso sempre più deciso di piattaforme come Temu e Shein nel comparto casa e arredo. Questi operatori, forti di catene di fornitura snelle e di un modello digitale puro, riescono a proporre prodotti a costi molto bassi e con tempi di consegna ridotti. La loro crescita ha intensificato la competizione sui prezzi, rendendo più difficile per Ikea mantenere l’equilibrio tra accessibilità e sostenibilità economica.
Un cambio di guida senza precedenti
Per affrontare questa fase, il gruppo ha avviato un rinnovamento anche ai vertici. Per la prima volta nella sua storia, Ikea ha affidato la guida a due amministratori delegati non svedesi: lo spagnolo Juvencio Maeztu e il polacco Jakub Jankowski. La scelta segnala la volontà di introdurre nuove prospettive manageriali e di accelerare il processo di trasformazione, mantenendo però l’identità del marchio.
Più offerta, più prossimità, più velocità
La strategia di rilancio si concentra su tre direttrici principali. La prima è l’ampliamento dell’offerta, con l’obiettivo di intercettare esigenze più diversificate rispetto al passato. La seconda riguarda l’avvicinamento dei punti vendita ai clienti, attraverso formati più piccoli e urbani, pensati per ridurre le distanze fisiche e migliorare l’accessibilità. La terza è il potenziamento delle consegne rapide, elemento chiave per competere con i player digitali che hanno fatto della velocità un vantaggio strutturale.
La questione strategica del legno
Un altro fronte critico riguarda l’approvvigionamento della principale materia prima del gruppo. Le sanzioni internazionali hanno interrotto le forniture di legname provenienti da Russia e Bielorussia, costringendo Ikea a riorganizzare la propria filiera. La risposta è stata un rafforzamento della presenza in Europa centrale e orientale. Solo nel mese di ottobre, la società ha investito 720 milioni di euro per acquisire terreni forestali in Lettonia ed Estonia, puntando a garantire sicurezza degli approvvigionamenti e maggiore controllo sui costi nel lungo periodo.
Un colosso che resta tale
Nonostante le difficoltà, Ikea mantiene dimensioni e peso globale di primo piano. Il gruppo conta 808 negozi nel mondo, oltre 220.000 dipendenti e vendite al dettaglio pari a 44,6 miliardi di euro. Numeri che confermano una base solida, ma che non immunizzano dalle trasformazioni in atto nel settore retail e nell’economia digitale.
Tra identità e trasformazione
La sfida per Ikea è duplice: adattarsi a un mercato che chiede rapidità e prezzi sempre più bassi, senza snaturare i valori su cui ha costruito il proprio successo. Accessibilità, digitalizzazione e sostenibilità sono diventati pilastri imprescindibili, ma devono convivere con la necessità di preservare la riconoscibilità del marchio e la coerenza del modello industriale.
