Prada cresce nei conti ma delude in Borsa

Giulia Conti

Due realtà opposte tra azienda e mercato

Il gruppo Prada presenta un quadro che evidenzia due dinamiche molto diverse. Da un lato i risultati industriali e finanziari mostrano una crescita costante negli ultimi anni; dall’altro la performance del titolo quotato a Hong Kong continua a non soddisfare le aspettative degli investitori.

Nonostante l’azienda abbia registrato ricavi e utili in aumento, il valore delle azioni è rimasto sostanzialmente fermo rispetto al prezzo dell’IPO del 2011, pari a 39,5 dollari di Hong Kong. In pratica, nell’arco di circa 15 anni la performance del titolo non ha generato una rivalutazione significativa per gli azionisti.

Questa situazione evidenzia il contrasto tra una società che continua a rafforzare i propri fondamentali economici e un mercato finanziario che appare più prudente nel riconoscerne il valore.

Ricavi e utili in forte crescita

Dal punto di vista industriale, il gruppo guidato da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada ha continuato a rafforzare i propri risultati economici. I dati relativi al 2025 mostrano ricavi consolidati pari a 5,71 miliardi di euro, con un utile netto di 852 milioni di euro.

La redditività operativa ha raggiunto il 23,2%, mentre il rapporto tra utile netto e vendite si avvicina al 15%. Numeri che collocano l’azienda tra le realtà più solide del settore del lusso europeo.

Negli ultimi cinque anni la crescita è stata significativa. Il fatturato è passato da 3,36 miliardi nel 2021 ai 5,71 miliardi del 2025, mentre l’utile operativo è aumentato da 490 milioni a circa 1,3 miliardi di euro.

Anche l’utile netto ha registrato un progresso importante, passando da 294 milioni nel 2021 agli attuali 852 milioni.

Crescita meno brillante dopo il boom post-pandemia

Nonostante la solidità dei risultati, il ritmo di crescita dell’azienda ha iniziato a rallentare rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia.

Nel 2022 il fatturato aveva registrato un incremento del 25%, mentre negli anni successivi l’espansione dei ricavi si è stabilizzata su livelli più contenuti, con aumenti a una sola cifra percentuale.

Una dinamica simile riguarda anche la redditività operativa. I margini restano elevati ma non mostrano più il forte miglioramento registrato in passato.

Questa fase di maturità dell’azienda, caratterizzata da risultati stabili ma senza accelerazioni significative, ha contribuito a raffreddare l’interesse del mercato finanziario.

La performance del titolo a Hong Kong

La risposta della Borsa è stata particolarmente negativa nell’ultimo periodo. Nel corso dell’ultimo anno il titolo Prada ha registrato una flessione di circa 40%, scendendo da circa 65 dollari di Hong Kong ai 39 dollari attuali.

Guardando a un periodo più lungo, anche il bilancio quinquennale resta negativo, con una perdita di circa 25%.

Il massimo storico del titolo risale alla primavera del 2013, quando le azioni avevano raggiunto quota 78 dollari di Hong Kong, livello mai più avvicinato negli anni successivi.

Questa dinamica evidenzia il divario tra la solidità operativa del gruppo e la valutazione che il mercato attribuisce alla società.

Il nodo del flottante ridotto

Uno degli elementi che secondo gli analisti contribuisce alla debolezza del titolo è la limitata quota di azioni disponibili sul mercato.

Attualmente circa l’80% del capitale è controllato dalla famiglia Bertelli-Prada attraverso Prada Holding, mentre solo il 20% delle azioni costituisce il cosiddetto flottante.

Una percentuale così ridotta limita la liquidità del titolo e rende le contrattazioni più sensibili ai movimenti di pochi investitori.

In passato è stata ipotizzata la possibilità di una doppia quotazione su altre piazze finanziarie, ma finora l’azienda non ha intrapreso questa strada.

Dividendi generosi per gli azionisti

Nonostante la scarsa performance del titolo, gli azionisti hanno beneficiato negli ultimi anni di una politica di dividendi stabile.

Il gruppo distribuisce circa il 50% degli utili, con cedole complessive che superano i 400 milioni di euro all’anno.

Per il 2026 è previsto un dividendo di 0,166 euro per azione, pari alla metà dell’utile per azione di 0,333 euro, per un valore complessivo di circa 425 milioni di euro.

Grazie alla quota di controllo, circa l’80% di queste distribuzioni viene incassato direttamente dalla famiglia fondatrice.

L’acquisizione di Versace cambia gli equilibri

Il futuro del gruppo sarà influenzato anche dall’integrazione del marchio Versace, acquisito nel 2025 per 1,25 miliardi di euro.

Il brand della Medusa sta attraversando una fase difficile. Il fatturato è sceso a 684 milioni di euro, rispetto agli 820 milioni del 2024 e a oltre 1 miliardo nel 2023.

Nel periodo precedente all’acquisizione, Versace registrava inoltre perdite superiori ai 50 milioni di euro.

La gestione del rilancio è stata affidata a Lorenzo Bertelli, figlio dei fondatori, che dovrà lavorare per recuperare redditività e rafforzare il posizionamento del marchio.

Impatto finanziario dell’operazione

L’acquisto di Versace ha modificato anche la struttura finanziaria del gruppo.

Per finanziare l’operazione Prada ha contratto debiti per circa 1,5 miliardi di euro. La posizione finanziaria netta è così passata da un saldo positivo di 600 milioni nel 2024 a un valore negativo di circa 465 milioni di euro.

Nonostante questo cambiamento, il gruppo mantiene una struttura patrimoniale solida e margini operativi elevati, con un EBITDA vicino al 30% dei ricavi.

Tuttavia l’integrazione di Versace potrebbe incidere temporaneamente sulla redditività del gruppo nei prossimi anni.

Segnali di rallentamento nei marchi principali

Alcuni indicatori mostrano inoltre un possibile rallentamento nella crescita dei brand principali del gruppo.

Il marchio Prada presenta ricavi sostanzialmente stabili, mentre Miu Miu, che aveva registrato un forte aumento delle vendite nel 2024, continua a crescere ma con ritmi più moderati.

Dopo anni caratterizzati da incrementi annuali compresi tra 30% e 40%, il gruppo sta entrando in una fase più equilibrata dal punto di vista della crescita.

Per gli analisti non si tratta di segnali allarmanti, ma di una normalizzazione dopo l’espansione molto rapida registrata nel periodo successivo alla pandemia.