Telegram punta su Ton per ridurre i legami con Mosca

Giulia Conti

Un percorso di distacco avviato da anni

Telegram è da tempo impegnata in una strategia di progressivo allontanamento dalla Russia, Paese d’origine del suo fondatore Pavel Durov. La società ha oggi la propria base operativa a Dubai e il rapporto con le autorità russe si è incrinato già nel 2014, quando Durov lasciò il precedente progetto imprenditoriale dopo uno scontro diretto con il Cremlino. Da allora, la narrazione aziendale si è concentrata sull’indipendenza tecnologica e sulla tutela dell’autonomia operativa.

Il nodo finanziario delle obbligazioni

Nonostante il trasferimento geografico e manageriale, alcuni legami con il sistema russo sono rimasti sul piano finanziario. Negli anni Telegram ha scelto di non quotarsi in Borsa, finanziando la crescita tramite emissioni obbligazionarie. Una quota rilevante di questi titoli, pari a circa 500 milioni di dollari, risulta detenuta attraverso il Deposito Nazionale di Liquidazione russo.
Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’istituto è stato colpito da sanzioni internazionali di Unione Europea, Regno Unito e Stati Uniti, con il conseguente congelamento dei titoli. Questo blocco impedisce a Telegram di regolare o riacquistare parte del proprio debito, mantenendo un collegamento indesiderato con il sistema finanziario russo.

Ton come infrastruttura strategica

In questo contesto complesso, Telegram ha accelerato lo sviluppo di Ton, una infrastruttura digitale basata su registri distribuiti, integrata direttamente nell’applicazione. Ton non viene presentata come un semplice progetto tecnologico, ma come un asse industriale centrale su cui l’azienda sta progressivamente costruendo nuove linee di ricavo e servizi interni.
L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza da intermediari finanziari tradizionali e da circuiti soggetti a vincoli geopolitici, rafforzando al tempo stesso il controllo diretto sull’ecosistema digitale.

Integrazione totale nell’app

Negli ultimi mesi Telegram ha compiuto una scelta netta: rendere Ton l’infrastruttura esclusiva per il proprio sistema di portafoglio digitale interno. Questa decisione ha comportato l’abbandono di altre tecnologie concorrenti, concentrando flussi operativi e sviluppo tecnologico su un’unica piattaforma.
Dal punto di vista industriale, la mossa consente di semplificare l’architettura, aumentare l’efficienza e rafforzare la sovranità tecnologica dell’azienda, riducendo l’esposizione a soggetti esterni.

Un modello alternativo di creazione del valore

Ton rappresenta per Telegram una infrastruttura economica alternativa, capace di sostenere servizi, transazioni digitali e strumenti avanzati senza passare dai canali tradizionali. In questo modo, una quota crescente dei ricavi aziendali viene generata all’interno di un perimetro tecnologico controllato direttamente dalla piattaforma.
La strategia intercetta anche una diffusa sfiducia verso i sistemi finanziari classici, offrendo un modello più integrato e meno dipendente da autorità centrali e intermediari esterni.

Geopolitica e tecnologia

Il caso Telegram mostra come le grandi piattaforme digitali possano rispondere alle tensioni geopolitiche non solo con scelte di sede o governance, ma attraverso la costruzione di infrastrutture proprie. L’uso di registri distribuiti e sistemi interni consente di aggirare colli di bottiglia regolatori e di ridurre l’impatto di sanzioni e blocchi transfrontalieri.
Per Telegram, Ton diventa così uno strumento di autonomia strategica, utile a consolidare l’indipendenza dall’area russa e a rafforzare la posizione globale dell’azienda.

Una tendenza del capitalismo digitale

La scelta di Durov non è isolata. Sempre più imprese tecnologiche stanno investendo in sistemi proprietari, creando ecosistemi chiusi in grado di sostenere operazioni economiche e servizi digitali senza dipendere completamente da infrastrutture esterne.
Nel caso di Telegram, Ton non è solo una soluzione tecnica, ma il simbolo di una trasformazione più ampia, in cui il digitale diventa risposta concreta alle fragilità del contesto politico e finanziario internazionale.