Aumenti e arretrati per 137 mila dirigenti
È stato sottoscritto in via definitiva il nuovo Contratto collettivo nazionale dell’Area Sanità 2022-2024, che riguarda circa 120 mila medici e 17 mila dirigenti sanitari non medici. L’intesa è stata firmata presso l’Aran da Anaao-Assomed, Federazione Cimo-Fesmed e Fassid, mentre la Cgil ha scelto di non aderire.
Dopo la pre-intesa raggiunta il 18 novembre, si è conclusa positivamente la fase di verifica prevista, con il via libera anche della Corte dei Conti. Il contratto può ora entrare in vigore, con effetti immediati sulle buste paga.
L’incremento medio stimato è pari a 491 euro lordi al mese, a cui si aggiungono gli arretrati maturati nel triennio di riferimento.
Gli incrementi nel dettaglio
Gli aumenti retributivi variano in base al ruolo e alla posizione ricoperta. Per gli incarichi professionali iniziali l’incremento è pari a 322 euro lordi mensili, mentre per i direttori di struttura complessa dell’area chirurgica si arriva a 530 euro lordi mensili.
Sul fronte degli arretrati, gli importi oscillano tra 8.710 euro per le posizioni iniziali e 14.540 euro per i direttori di struttura complessa dell’area chirurgica, al lordo dell’indennità di vacanza contrattuale già erogata.
Il contratto interviene inoltre sulla retribuzione di posizione, componente fissa dello stipendio, con un incremento del 55% per i dirigenti neoassunti. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’attrattività del Servizio sanitario nazionale, soprattutto per i giovani professionisti.
Sono state riviste anche l’indennità di direzione di struttura complessa e le indennità di specificità per i profili medico-veterinari e sanitari.
La posizione della Cgil
Nonostante gli aumenti previsti, la Cgil ha deciso di non firmare il contratto. Secondo il sindacato, l’accordo non garantirebbe adeguate condizioni economiche e normative.
Il segretario nazionale della Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Andrea Filippi, ha evidenziato che il rinnovo risulterebbe penalizzante rispetto all’inflazione registrata nel triennio, stimando una perdita di circa 580 euro lordi rispetto al recupero pieno del potere d’acquisto.
La sigla sindacale contesta inoltre l’assenza di interventi normativi strutturali e segnala il rischio di ampliare le disparità tra diverse categorie di dirigenti sanitari.
La linea del Governo
Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha sottolineato che la firma rappresenta un passaggio operativo concreto nell’ambito del percorso di rinnovo dei contratti pubblici.
L’esecutivo ha ribadito l’impegno a garantire continuità negli investimenti sui contratti della Pubblica amministrazione, evidenziando come gli incrementi retributivi incidano in modo significativo sulle buste paga e contribuiscano alla valorizzazione delle professionalità del sistema sanitario.
Il rinnovo si inserisce in un quadro più ampio di aggiornamento dei contratti pubblici, con l’obiettivo di rafforzare l’organizzazione e l’efficienza dei servizi.
