Assemblea e voto compatto dei soci
L’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena ha dato il via libera a tutti i punti all’ordine del giorno con una maggioranza ampia e trasversale. Alla riunione ha partecipato circa il 68% del capitale, segnale di forte coinvolgimento degli investitori istituzionali e dei principali soci privati. Tra i presenti figuravano Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, mentre il Tesoro, che detiene il 4,8%, ha scelto di non intervenire, confermando la linea di neutralità sulla governance.
Le modifiche chiave allo statuto
Il nuovo statuto introduce cambiamenti rilevanti. In primo luogo viene riconosciuta al consiglio di amministrazione la facoltà di presentare una propria lista per il rinnovo degli organi. Inoltre, viene eliminato il limite massimo di tre mandati per gli amministratori, ampliando le possibilità di continuità gestionale. Un altro intervento riguarda la riduzione della quota minima da destinare a riserva legale, che scende al 5%, liberando maggiore flessibilità nell’allocazione degli utili.
Nuove regole sulla remunerazione dei manager
Tra i punti approvati rientra anche l’aumento del peso della componente variabile nella remunerazione del management. L’obiettivo è rendere il sistema di incentivi più coerente con i risultati e con le best practice internazionali, rafforzando l’allineamento tra performance aziendale e compensi dei vertici.
Il dossier Mediobanca sullo sfondo
La giornata assembleare è stata accompagnata da un forte interesse del mercato per le prospettive di Mediobanca, di cui Mps controlla oltre l’86% del capitale. Le indiscrezioni su una possibile offerta pubblica di acquisto finalizzata al delisting hanno spinto il titolo Mediobanca a guadagnare il 5,8%, fino a 18,94 euro.
Delisting o mantenimento in Borsa
L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, è da tempo favorevole a un’uscita di Mediobanca da Piazza Affari, ritenuta funzionale a realizzare pienamente circa 700 milioni di euro di sinergie. Tuttavia, il prospetto informativo relativo all’operazione contempla anche un’alternativa: qualora l’adesione si collocasse tra il 66,67% e il 90%, sarebbe possibile ripristinare il flottante e mantenere la banca quotata. Questo apre la strada a una possibile mediazione tra le diverse posizioni presenti nel consiglio.
Verso una soluzione di compromesso
Nelle prossime settimane sono attese interlocuzioni tra il management e i principali azionisti. Da un lato Lovaglio spinge per il delisting, dall’altro una parte del board, in sintonia con l’azionista Caltagirone, preferirebbe conservare la quotazione, purché venga garantita una sufficiente liquidità del titolo. La soluzione più probabile appare un compromesso che tenga conto di entrambe le esigenze.
Il nuovo piano industriale in arrivo
Parallelamente, Lovaglio sta finalizzando il nuovo piano industriale di Mps, che potrebbe essere presentato entro la fine del mese, subito dopo l’eventuale via libera della BCE alle modifiche statutarie. L’obiettivo è chiudere rapidamente una fase di incertezza che rischia di pesare sulla percezione del mercato riguardo all’operazione Mediobanca.
Effetti sulla rete e sul private banking
L’attesa prolungata ha già prodotto alcuni movimenti interni: una dozzina di private banker di Mediobanca è passata alla rete di Deutsche Bank, senza tuttavia incidere in modo significativo sulle masse complessive, che risultano stabili. Le uscite rientrano anche in un fisiologico processo di rinnovamento successivo all’addio dell’ex amministratore delegato Alberto Nagel.
Rafforzamento della divisione wealth
Nel frattempo, l’amministratore delegato di Mediobanca, Alessandro Melzi d’Eril, ha nominato un profilo internazionale, Francesco Grosoli, alla guida del private banking, con l’obiettivo di consolidare e rilanciare un’area considerata strategica per la crescita futura.
