Mps in calo dopo il piano industriale

Matteo Romano

Dividendi record ma il mercato frena

Il nuovo piano strategico del gruppo Mps-Mediobanca non ha convinto Piazza Affari. Nonostante obiettivi ambiziosi e una politica di remunerazione tra le più generose del settore bancario europeo, il titolo Monte dei Paschi di Siena ha chiuso la seduta con un ribasso del 6,7%, attestandosi a 8,29 euro. Anche Mediobanca ha registrato una flessione significativa, pari al 6,2%.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha presentato un programma che punta a distribuire complessivamente 16 miliardi di dividendi nei prossimi anni, con un rendimento medio stimato attorno al 12% annuo, e a raggiungere un utile netto di 3,7 miliardi entro il 2030. Restano confermate sinergie per 700 milioni di euro.

Il piano prevede inoltre il mantenimento di circa 3 miliardi di capitale in eccesso, destinato a sostenere eventuali operazioni di crescita e a rafforzare la flessibilità patrimoniale. Tra le ipotesi sul tavolo figurano anche anticipi di cedola e possibili acquisizioni in Italia e in Europa.

Scambi elevati e dubbi sull’integrazione

La reazione negativa dei mercati è stata accompagnata da volumi di scambio rilevanti: è passato di mano quasi il 3% del capitale di Mps in una sola seduta. Questo elemento ha alimentato interrogativi sulle dinamiche sottostanti al movimento del titolo.

Alcuni analisti hanno sottolineato che, pur a fronte di un rendimento elevato, mancano dettagli operativi sull’integrazione con Mediobanca e sulle modalità concrete di realizzazione degli obiettivi finanziari. L’assenza di un piano di buyback e la focalizzazione su target di lungo periodo potrebbero aver contribuito alla percezione di incertezza.

Il mercato sembra aver richiesto maggiore chiarezza sulle tempistiche e sui passaggi intermedi necessari per raggiungere i risultati annunciati.

Il ruolo del governo e il caso Generali

Nel dibattito che ha seguito il crollo in Borsa sono state richiamate anche le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier ha ribadito che il governo, con una partecipazione residua del 4,9%, non esercita un’influenza determinante sulla governance di Mps e non interverrà nella nomina dei nuovi vertici.

Riguardo a Generali, su cui Mps esercita un’influenza indiretta tramite Mediobanca, l’esecutivo ha evidenziato la rilevanza strategica del gruppo assicurativo triestino. L’attenzione è stata posta sull’importanza che le risorse raccolte in Italia siano orientate al rafforzamento dell’economia nazionale.

Le posizioni espresse dal governo erano già note agli operatori e difficilmente possono essere considerate la causa principale della flessione dei titoli.

Tensioni interne e lista del Cda

Le difficoltà non riguardano soltanto il fronte finanziario. Secondo indiscrezioni, il piano industriale non avrebbe ottenuto un consenso pienamente unanime all’interno del Consiglio di amministrazione. Questa situazione potrebbe aver inciso sulla percezione di solidità della strategia presentata.

Parallelamente, si registra un rinvio nella definizione della lista dei 20 candidati per il rinnovo del Cda. L’annuncio, inizialmente atteso a breve, sarebbe stato posticipato.

Tra le ipotesi circolate figura persino la possibilità che Luigi Lovaglio non venga incluso nella nuova lista. In tal caso, secondo alcune fonti, l’imprenditore Giorgio Girondi potrebbe coordinare un gruppo di azionisti, stimato attorno al 5% del capitale, per presentare una lista alternativa.

Il quadro che emerge è quello di una fase delicata per Monte dei Paschi di Siena, in cui le ambizioni finanziarie si confrontano con le richieste di maggiore trasparenza e con dinamiche interne ancora in evoluzione.