Nodo governance alla vigilia dell’assemblea
Il processo di definizione della nuova governance di Monte dei Paschi di Siena (Mps) sta attraversando una fase di forte incertezza. La presentazione della lista dei candidati al Consiglio di amministrazione ha subito un rallentamento inatteso, alimentando tensioni interne e interrogativi sul futuro dell’attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Il documento con i nomi dei candidati, atteso nei giorni scorsi, non è stato ancora finalizzato. Il Comitato nomine non ha raggiunto un accordo sulla composizione della lista che dovrà essere sottoposta al voto dell’assemblea degli azionisti prevista per il 15 aprile.
L’impasse ha portato anche alla cancellazione di una riunione del consiglio d’amministrazione, che non è stata convocata proprio per l’assenza di una proposta definitiva da approvare.
Il possibile passo indietro di Lovaglio
Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, il nome di Luigi Lovaglio potrebbe non figurare tra i 20 candidati inizialmente previsti per la lista del consiglio. Un’eventualità che avrebbe un peso significativo, considerando il ruolo centrale del manager nella strategia recente della banca.
La definizione della nuova squadra dirigente rappresenta un passaggio delicato per il gruppo, soprattutto in una fase in cui il progetto di integrazione con Mediobanca è ancora al centro del dibattito tra investitori e analisti.
La decisione finale sulla composizione del consiglio potrebbe quindi influenzare anche gli equilibri interni e le prospettive della banca nei prossimi anni.
I vincoli della legge e i numeri del cda
La complessità del processo deriva anche dalle regole previste dalla normativa italiana sulla governance societaria. Il nuovo consiglio di Mps dovrà essere composto da 15 membri, con una serie di criteri da rispettare.
La legge Capitali impone che almeno il 40% dei consiglieri sia rappresentato da donne. Inoltre la lista dovrà essere approvata con una maggioranza qualificata pari ai due terzi del board.
A questi vincoli si aggiunge la necessità di riservare tre posti alle minoranze, elemento che rende ancora più difficile trovare un equilibrio tra le diverse componenti presenti nel consiglio.
I nomi possibili per la guida della banca
Nel caso in cui l’attuale amministratore delegato non venisse confermato nella lista, il mercato guarda già ad altri possibili candidati per il vertice della banca.
Tra i profili più citati figurano Fabrizio Palermo, attuale amministratore delegato di Acea, l’ex ministro ed ex vertice di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, e l’ex manager di UniCredit Carlo Vivaldi.
La scelta finale potrebbe emergere solo durante l’assemblea degli azionisti, dove i candidati potrebbero essere votati singolarmente qualora non venisse raggiunto un accordo preventivo sulla lista.
L’iniziativa degli azionisti guidati da Girondi
In parallelo alle discussioni interne al consiglio, si muove anche un gruppo di azionisti che potrebbe presentare una lista alternativa.
L’iniziativa sarebbe guidata dall’imprenditore Giorgio Girondi, che avrebbe raccolto circa il 5% del capitale della banca. Secondo alcune ipotesi, questa cordata potrebbe proporre proprio Luigi Lovaglio come figura di riferimento.
Al momento il manager non avrebbe però accettato questa eventuale candidatura, lasciando aperta la questione su quale ruolo potrà ricoprire nel prossimo assetto della banca.
Mercati e investitori osservano con attenzione
L’incertezza sulla governance si riflette anche sull’andamento dei titoli in Borsa. Nelle ultime sedute Mps ha registrato una flessione del 2,2%, mentre Mediobanca ha segnato un calo del 2,1%.
Il mercato osserva con attenzione l’evoluzione della vicenda, anche perché la definizione della nuova struttura di comando rappresenta un passaggio cruciale per la credibilità del progetto industriale del gruppo.
Diversi analisti hanno sottolineato che il piano strategico presentato dalla banca contiene obiettivi ambiziosi, ma richiede una gestione stabile e una chiara linea di comando per essere realizzato.
