UniCredit accelera tra utili record e maxi dividendi

Francesca Vitali

Il gruppo UniCredit archivia il 2025 con risultati finanziari di assoluto rilievo e presenta un nuovo piano industriale che punta a rafforzare ulteriormente la redditività e la distribuzione di valore agli azionisti. La banca guidata da Andrea Orcel beneficia sia della solidità dell’attività bancaria tradizionale sia dei ritorni generati da investimenti strategici in istituti esteri, aprendo una fase caratterizzata da ambizioni elevate e forte attenzione alla tecnologia.

Profitti storici e contributo decisivo dagli investimenti

Nel 2025 UniCredit ha realizzato un utile netto record di 10,6 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato dal gruppo. A sostenere il risultato non sono stati soltanto prestiti e commissioni, ma anche i proventi derivanti dalle partecipazioni in Commerzbank e Alpha Bank. Dalle due banche estere sono arrivati complessivamente 980 milioni di euro in dividendi, oltre a 440 milioni di euro di utili legati alla rivalutazione delle partecipazioni, grazie all’acquisto di asset a condizioni favorevoli. Il contributo di queste operazioni ha consentito a UniCredit di rafforzare la propria posizione patrimoniale e incrementare la capacità di remunerazione dei soci.

Italia motore della crescita commerciale

Il mercato domestico resta centrale nella strategia del gruppo. Nel corso del 2025, i prestiti in Italia sono cresciuti del 2,7%, mentre i depositi hanno registrato un incremento del 3,8%, consentendo a UniCredit di ampliare la propria quota di mercato. Questa dinamica ha sostenuto una tenuta dei ricavi anche in un contesto di progressivo ridimensionamento dei tassi di interesse. I ricavi complessivi di gruppo si attestano a 24,5 miliardi di euro, in lieve flessione, mentre il margine di interesse scende a 13,7 miliardi, con una contrazione del 4,3% rispetto all’anno precedente.

Commissioni in aumento e riorganizzazione dell’offerta

Il comparto delle commissioni mostra invece segnali di crescita. Grazie allo sviluppo della piattaforma interna Onemarkets e all’internalizzazione delle joint venture assicurative, UniCredit ha registrato un incremento del 5,6% delle commissioni, pari a 464 milioni di euro in più su base annua. Sul fronte della gestione del risparmio, la banca ha avviato una progressiva riduzione dei rapporti con Amundi, in vista della scadenza dell’accordo di distribuzione prevista nel 2027. UniCredit ha aumentato la collaborazione con altri fornitori e rafforzato le soluzioni proprietarie, sostenendo nel periodo penali già pagate e accantonamenti per gli oneri futuri legati alla transizione.

Costi straordinari e razionalizzazione

Nel corso dell’esercizio, il gruppo ha contabilizzato 1,4 miliardi di euro di oneri straordinari, riconducibili in larga parte a piani di prepensionamento in Italia e all’estero e a svalutazioni di asset informatici. L’operazione rientra in una strategia di razionalizzazione volta a migliorare l’efficienza operativa e a liberare risorse per investimenti tecnologici.

Il piano UniCredit Unlimited

Il nuovo piano industriale, denominato UniCredit Unlimited, prevede una forte accelerazione nella remunerazione degli azionisti. La banca si impegna a distribuire 30 miliardi di euro in dividendi e riacquisti di azioni proprie nei prossimi tre anni, con un obiettivo che sale a 50 miliardi su un orizzonte di cinque anni. Le previsioni indicano un utile netto atteso di 11 miliardi di euro nel 2026 e 13 miliardi nel 2028. Alla presentazione del piano, il titolo UniCredit ha reagito positivamente in Borsa, salendo del 6,3% fino a 78,6 euro.

Tecnologia e intelligenza artificiale al centro

Il raggiungimento dei target passa da un forte investimento in intelligenza artificiale, automazione e digitalizzazione dei processi. L’obiettivo è migliorare l’esperienza dei clienti, ridurre i costi operativi e aumentare la capacità di analisi dei dati, rafforzando il posizionamento competitivo del gruppo in Europa.

Partecipazioni strategiche e scenari futuri

UniCredit detiene circa il 26% di Commerzbank, una quota che sta già generando ritorni significativi in termini di dividendi. La banca mantiene un approccio prudente su possibili operazioni straordinarie, sottolineando che il piano industriale è in grado di creare valore anche senza fusioni. Diversa la posizione su Alpha Bank, considerata una partecipazione di successo ma non destinata, almeno per ora, a una fusione. Il gruppo continua comunque a monitorare il consolidamento del settore, evidenziando come l’Europa abbia bisogno di istituti di dimensioni maggiori per competere a livello globale.