Unicredit sotto pressione tedesca, tensioni nel risiko bancario

Francesca Vitali

Berlino ribadisce il no all’operazione Commerzbank

Il confronto tra Unicredit e le autorità tedesche torna ad accendersi con una nuova presa di posizione ufficiale da parte di Berlino. Il governo federale ha confermato la propria contrarietà a un’eventuale acquisizione di Commerzbank da parte del gruppo guidato da Andrea Orcel, riaffermando la volontà di preservare l’autonomia della seconda banca tedesca. Una linea che non rappresenta una novità assoluta, ma che assume un peso politico particolare nel momento in cui i rapporti tra Roma e Berlino sono al centro dell’agenda europea.

La posizione dell’esecutivo guidato da Merz

Secondo fonti governative, l’esecutivo tedesco continua a considerare Commerzbank un istituto di rilevanza sistemica per l’economia nazionale. Per questo motivo, viene ritenuto inaccettabile qualsiasi tentativo di scalata ostile, soprattutto se proveniente da un gruppo estero. Berlino sottolinea inoltre come l’istituto stia attraversando una fase di rafforzamento, sostenuta da un piano industriale ambizioso presentato dall’amministratrice delegata Bettina Orlopp, che punta a consolidare redditività e occupazione.

La partecipazione di Unicredit e i ritorni finanziari

Nonostante le resistenze politiche, Unicredit resta uno dei principali azionisti di Commerzbank, con una quota pari al 26%, che potrebbe salire fino al 29% grazie alle autorizzazioni già ottenute. Questa partecipazione si è rivelata finora vantaggiosa dal punto di vista finanziario: la politica di distribuzione dei dividendi della banca tedesca potrebbe garantire al gruppo italiano incassi complessivi stimati intorno agli 800 milioni di euro entro il 2027. Un elemento che rende la permanenza nel capitale comunque strategica, anche in assenza di un’operazione di integrazione.

Un dossier che pesa sui rapporti politici

La rigidità della posizione tedesca ha anche una valenza politica interna. Commerzbank è percepita come un simbolo del sistema creditizio nazionale e il suo controllo da parte di un gruppo straniero potrebbe avere ripercussioni sul consenso dell’esecutivo di Friedrich Merz. Non a caso, le dichiarazioni di Berlino arrivano alla vigilia di un incontro bilaterale tra il cancelliere e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel quale il tema bancario potrebbe emergere accanto ai principali dossier economici europei.

Il quadro italiano: Mps rinvia le scelte sulla governance

Sul fronte interno, il risiko bancario resta altrettanto complesso. Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha deciso di rinviare l’approvazione del regolamento che disciplinerà la presentazione della lista del nuovo cda. La scelta è maturata per consentire ulteriori approfondimenti e definire con maggiore chiarezza le regole di governance in vista dell’assemblea degli azionisti convocata per il 4 febbraio, chiamata a votare anche sulle modifiche statutarie.

Il nodo Lovaglio e le incertezze strategiche

Al centro del confronto interno a Mps resta la posizione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, coinvolto indirettamente nell’indagine della Procura di Milano sul presunto concerto nella scalata a Mediobanca. L’orientamento prevalente sembrerebbe quello di escluderlo dal voto sulla lista dei candidati al cda, senza però precludere una sua eventuale riconferma. Sullo sfondo, persistono divergenze strategiche sul futuro di Mediobanca, tra ipotesi di integrazione industriale e scenari di valorizzazione finanziaria della partecipazione.

Calendari finanziari e altri movimenti nel settore

Nel frattempo, Rocca Salimbeni ha fissato per il 9 febbraio il consiglio di amministrazione dedicato all’approvazione dei conti 2025, un passaggio chiave per valutare la solidità del percorso di risanamento. Parallelamente, nel comparto del risparmio gestito, Anima si prepara a una svolta nella governance: il cda, su indicazione di Banco Bpm, dovrebbe votare la nomina di Saverio Perissinotto come nuovo amministratore delegato, rafforzando ulteriormente il legame tra i due gruppi.

Un risiko sempre più europeo

L’insieme di questi eventi conferma come il consolidamento bancario europeo sia sempre più condizionato da fattori politici oltre che industriali. Tra veti nazionali, equilibri di governance e valutazioni di mercato, le grandi operazioni restano sospese tra opportunità finanziarie e resistenze istituzionali, rendendo il percorso verso un vero mercato bancario unico ancora accidentato.