Bonus mobili 2026 valido anche per le seconde case

Matteo Romano

Detrazione confermata dopo la revisione degli incentivi edilizi

Con la fine del superbonus al 110%, il sistema degli incentivi per la casa è stato ridimensionato ma non azzerato. Per il 2026, il quadro delle agevolazioni fiscali mantiene alcune misure considerate strutturali, tra cui il bonus mobili, che resta una delle detrazioni più utilizzate. Le nuove indicazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate chiariscono definitivamente un punto che aveva generato dubbi negli anni precedenti: l’agevolazione si applica anche alle seconde case, senza differenze di aliquota rispetto all’abitazione principale.

Aliquota e tetto massimo di spesa

Il bonus prevede una detrazione IRPEF del 50% su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare. Il beneficio fiscale viene suddiviso in 10 rate annuali di pari importo.
In termini pratici:

  • con una spesa di 5.000 euro, il recupero totale è di 2.500 euro, pari a 250 euro all’anno per dieci anni;
  • con una spesa inferiore, ad esempio 3.000 euro, la detrazione complessiva scende a 1.500 euro, ossia 150 euro annui.

L’agevolazione si applica indipendentemente dal fatto che l’immobile sia prima o seconda casa, a differenza di quanto avviene per altri bonus edilizi.

Requisito essenziale: lavori di ristrutturazione

Per accedere al bonus mobili è indispensabile che sull’immobile siano stati avviati interventi di recupero edilizio residenziale. La data di inizio lavori deve essere successiva al 1° gennaio 2025 e, soprattutto, precedente all’acquisto dei beni agevolati.
Gli interventi ammessi comprendono:

  • manutenzione straordinaria;
  • restauro e risanamento conservativo;
  • ristrutturazione edilizia su singole unità immobiliari;
  • lavori sulle parti comuni condominiali, se collegati all’arredo delle singole abitazioni.

Non sono sufficienti interventi di semplice manutenzione ordinaria sulle unità private.

Quali beni rientrano nell’agevolazione

Il bonus copre esclusivamente mobili nuovi e grandi elettrodomestici, destinati all’arredo dell’immobile ristrutturato. Tra i beni ammessi rientrano:

  • cucine, armadi, letti, tavoli, sedie, divani;
  • materassi e sistemi di illuminazione;
  • elettrodomestici di grandi dimensioni con requisiti energetici minimi.

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, sono richieste almeno:

  • classe A per i forni;
  • classe E per lavatrici e lavastoviglie;
  • classe F per frigoriferi e congelatori.

Sono incluse anche le spese di trasporto e montaggio, purché pagate con modalità tracciabili.

Modalità di pagamento e tracciabilità

Per ottenere la detrazione è obbligatorio utilizzare strumenti di pagamento tracciabili. Sono ammessi:

  • bonifico bancario o postale ordinario;
  • carte di credito o di debito.

Sono invece esclusi contanti e assegni. La documentazione di spesa deve essere conservata per eventuali controlli fiscali.

Limiti di cumulabilità con altri incentivi

Un aspetto rilevante riguarda la non cumulabilità del bonus mobili con il bonus elettrodomestici ministeriale. Chi sceglie di beneficiare di quest’ultimo non può richiedere la detrazione del 50% prevista dal bonus mobili per gli stessi acquisti, e viceversa.
La scelta tra le due agevolazioni deve quindi essere valutata attentamente in base all’importo della spesa e alla tipologia di beni acquistati.

Più immobili, più detrazioni

Il limite di 5.000 euro è riferito a ciascuna unità immobiliare. Questo significa che:

  • se un contribuente ristruttura più immobili distinti, può accedere al bonus più volte;
  • se gli acquisti sono effettuati in anni diversi per lo stesso intervento, il tetto di spesa si riduce progressivamente fino a esaurimento.

La gestione corretta del plafond è quindi fondamentale per non superare i limiti previsti.

Il contesto delle altre agevolazioni casa nel 2026

Nel 2026 restano attivi anche altri incentivi, seppur con aliquote differenziate. Il bonus ristrutturazioni prevede una detrazione del 50% per le prime case e del 36% per le seconde, su una spesa massima di 96.000 euro.
L’ecobonus mantiene le stesse percentuali per gli interventi di efficientamento energetico, come sostituzione degli infissi o installazione di pompe di calore, mentre risultano definitivamente esclusi gli incentivi per caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili.
Sono invece terminati sia il superbonus 110% sia il bonus barriere architettoniche al 75%.