L’ipotesi di introdurre ulteriori sanzioni europee sulle importazioni di fertilizzanti e sui componenti necessari alla loro produzione incontra una forte opposizione da parte dell’Istituto Milton Friedman, centro di ricerca economica ispirato ai principi del libero mercato. Secondo l’istituto, tali provvedimenti rischiano di produrre effetti economici fortemente negativi per l’Unione Europea, senza offrire benefici concreti sul piano geopolitico, aggravando al contrario le difficoltà di imprese agricole, industrie e consumatori.
Dipendenza europea dalle forniture russe
La Russia figura tra i principali fornitori mondiali di fertilizzanti e materie prime essenziali come l’ammoniaca. L’Unione Europea importa da Mosca oltre il 25% del proprio fabbisogno complessivo di fertilizzanti. Una riduzione forzata di questi flussi, secondo l’Istituto Friedman, provocherebbe tensioni immediate sul mercato, con ripercussioni sui prezzi e sulla disponibilità dei prodotti. Esperienze recenti dimostrano che interventi simili possono generare aumenti molto rapidi: nel 2022 il prezzo della potassa è salito di oltre il 50% in pochi mesi, mentre in alcune fasi i rincari complessivi dei fertilizzanti hanno raggiunto fino all’80% nel breve periodo.
Un costo strategico per l’agricoltura
I fertilizzanti rappresentano una componente essenziale dei costi di produzione agricola. In media incidono per circa il 6% sul totale, ma in Paesi come Italia e Francia la quota può arrivare a sfiorare il 14% per diverse colture cerealicole. Un ulteriore aumento dei prezzi comprimerebbe i margini degli agricoltori, già sotto pressione per l’aumento dei costi energetici e logistici. L’Istituto Friedman evidenzia che gli operatori agricoli avrebbero scarsa capacità di assorbire nuovi shock, con il rischio di riduzione delle superfici seminate, cali di resa e minore produzione complessiva.
Effetti a catena sui prezzi alimentari
Le ripercussioni non si limiterebbero al settore primario. Secondo stime del Fondo Monetario Internazionale, un aumento del 10% dei prezzi dei fertilizzanti può tradursi in un incremento di circa il 7% dei prezzi dei cereali nel trimestre successivo. Nell’attuale contesto, in cui i prezzi dei fertilizzanti in Europa risultano già superiori di circa il 20% rispetto al 2024, nuove restrizioni rischiano di alimentare una nuova ondata inflattiva sui beni alimentari di base. L’impatto colpirebbe in modo diretto le famiglie, riducendo il potere d’acquisto e aumentando il costo del carrello alimentare.
Competitività agricola sotto pressione
L’Istituto Friedman segnala inoltre un serio problema di competitività. Mentre gli agricoltori europei affronterebbero costi più elevati, i produttori extra-UE continuerebbero ad accedere a fertilizzanti a prezzi inferiori. Nel 2022, l’impennata dei costi produttivi in Europa ha già mostrato conseguenze concrete: le importazioni di zucchero sono aumentate del 34%, mentre le esportazioni europee sono diminuite del 31%. Secondo l’istituto, nuove sanzioni potrebbero amplificare questo squilibrio, favorendo l’ingresso di prodotti esteri a scapito delle produzioni interne.
Interazione con gli accordi di libero scambio
Il tema assume maggiore rilevanza alla luce dei recenti accordi commerciali dell’UE, incluso l’accordo UE-Mercosur. In presenza di barriere sui fertilizzanti, i produttori europei rischierebbero di subire una doppia penalizzazione: costi più alti e maggiore concorrenza da parte di Paesi che operano con input meno onerosi. Secondo l’Istituto Friedman, ciò creerebbe distorsioni competitive difficilmente sostenibili nel medio periodo.
Efficacia limitata delle sanzioni
Dal punto di vista geopolitico, l’istituto mette in dubbio l’efficacia di sanzioni commerciali di questo tipo. Le esperienze passate mostrano che tali misure tendono a colpire in modo significativo anche chi le adotta, mentre i mercati si riorganizzano nel tempo, riducendo l’impatto sulle economie bersaglio. Inoltre, l’irrigidimento delle relazioni commerciali può rendere più complesso il percorso verso soluzioni diplomatiche.
Libero mercato e stabilità economica
L’Istituto Milton Friedman richiama i principi del libero scambio come pilastro di oltre cinquant’anni di crescita e integrazione economica europea. A suo avviso, politiche che limitano gli scambi su beni strategici come i fertilizzanti rischiano di aggravare la fase di debolezza economica dell’eurozona, caratterizzata da crescita contenuta e pressioni inflazionistiche persistenti. L’orientamento suggerito è quello di privilegiare il dialogo internazionale e sostenere iniziative diplomatiche multilaterali, evitando interventi che possano compromettere la competitività del sistema produttivo europeo.
