Ogni grande opera in Italia sembra attraversare lo stesso percorso: annuncio, aspettative, e subito dopo una lunga stagione di diffidenza, opposizioni e sospetti. Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 non sfuggono a questo schema. Invece di concentrarsi sugli effetti strutturali di un evento globale, il dibattito pubblico si è spesso arenato su timori, proteste e scenari di catastrofe. Eppure, i dati disponibili delineano un quadro ben diverso.
Un impatto economico di dimensione nazionale
Secondo le stime ufficiali, l’organizzazione dei Giochi genera un impatto complessivo intorno a 6 miliardi di euro, includendo investimenti pubblici e privati, opere infrastrutturali, turismo e indotto. Le proiezioni indicano inoltre decine di migliaia di posti di lavoro tra occupazione diretta e indiretta lungo l’intero ciclo di realizzazione e svolgimento dell’evento.
A livello comparativo, il confronto con altre edizioni olimpiche è significativo: Sochi 2014 ha superato i 50 miliardi di dollari, mentre Pechino 2022 è stata stimata oltre i 38 miliardi di dollari. Milano-Cortina si colloca quindi su una scala nettamente inferiore.
Un ulteriore elemento di contesto arriva dall’agenzia di rating Standard & Poor’s, che valuta il costo dei Giochi pari a circa 0,3% del Prodotto interno lordo italiano, senza individuare rischi sistemici per la stabilità dei conti pubblici. Una percentuale contenuta, soprattutto se inserita in un ciclo pluriennale di spesa.
Cantieri, disagi e ritorni di lungo periodo
Le opere legate all’evento comportano inevitabilmente cantieri diffusi, modifiche alla viabilità e temporanei rallentamenti nella vita quotidiana. Tuttavia, queste criticità rappresentano una fase transitoria. Le infrastrutture completate – strade, ferrovie, impianti sportivi riqualificati, collegamenti tra aree urbane e montane – rimangono nel tempo.
Il potenziamento dei trasporti nelle aree interessate, in particolare tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, è destinato a migliorare l’accessibilità turistica e la competitività economica di territori che già oggi rappresentano un asse strategico del Paese.
Precedenti che raccontano un’altra storia
Le polemiche non sono una novità. In passato, eventi di portata simile sono stati accompagnati da accuse di sprechi e allarmismi. Con il passare degli anni, però, molti di questi timori si sono rivelati eccessivi. Grandi manifestazioni internazionali hanno prodotto incrementi di visitatori, rafforzamento dell’immagine internazionale e accelerazioni nella realizzazione di opere che altrimenti avrebbero richiesto decenni.
L’esperienza insegna che la valutazione di un grande evento non può limitarsi alla fase dei lavori, ma deve considerare l’eredità lasciata in termini di infrastrutture, know-how organizzativo e visibilità globale.
Urbanistica e clima di incertezza
Nel caso milanese, il contesto è reso più complesso da un clima di incertezza regolatoria che riguarda diversi progetti urbani. Indagini e contenziosi, anche quando non sfociano in condanne, possono generare effetti immediati: sospensione di iniziative, rinvio di investimenti, prudenza degli operatori.
Questo scenario produce un paradosso: l’obiettivo dichiarato di garantire legalità e trasparenza finisce per tradursi in immobilismo, con conseguenze economiche tangibili. In molte capitali europee, la pianificazione urbana si fonda su procedure chiare e tempi certi; in Italia, spesso, l’esito è una prolungata fase di stallo.
Olimpiadi come leva geopolitica e industriale
I Giochi non rappresentano soltanto un appuntamento sportivo. Coinvolgono media internazionali, grandi sponsor, flussi turistici, investitori e istituzioni. Ospitare un evento di questa portata significa rafforzare il posizionamento del Paese nelle reti globali.
Per l’Italia, Milano-Cortina costituisce anche un banco di prova per dimostrare capacità organizzativa, affidabilità e attrattività. In un contesto internazionale segnato da competizione crescente tra economie avanzate, questo tipo di visibilità assume una valenza strategica.
Ambiente e utilizzo delle strutture esistenti
Sul fronte ambientale, il progetto prevede un ampio ricorso a impianti già presenti, con interventi di ammodernamento e adeguamento, riducendo il consumo di nuovo suolo rispetto a edizioni precedenti. Restano criticità, come in ogni grande opera, ma l’impostazione generale mira a contenere l’impatto e a privilegiare il riuso.
Questo approccio non elimina il dibattito, ma introduce un elemento di discontinuità rispetto a modelli del passato basati su costruzioni ex novo di larga scala.
Il nodo culturale della crescita
Al di là delle singole contestazioni, emerge un tema più ampio: una parte del Paese guarda ai grandi progetti con sospetto strutturale, associandoli automaticamente a sprechi e interessi opachi. Questa visione tende a privilegiare la conservazione dello status quo rispetto al rischio connesso allo sviluppo.
Milano-Cortina 2026 mette in evidenza questo conflitto di approcci. Da un lato, chi considera l’evento un’opportunità di modernizzazione; dall’altro, chi lo percepisce come una minaccia. La scelta non riguarda solo le Olimpiadi, ma il modello di futuro che l’Italia intende perseguire.
