Cambia il sistema dei controlli di velocità
Dal 30 novembre entra in vigore una riforma che modifica in modo significativo l’utilizzo degli autovelox sulle strade italiane. Solo i dispositivi registrati nel nuovo elenco ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) saranno autorizzati a emettere sanzioni. Tutti gli altri verranno disattivati, rendendo nulle le multe eventualmente generate da apparecchi non presenti nel censimento.
La misura introduce un sistema uniforme di tracciabilità e certificazione, con l’obiettivo dichiarato di garantire trasparenza, evitare installazioni improvvisate e tutelare automobilisti e motociclisti.
Requisiti obbligatori per la registrazione dei dispositivi
Per essere inserito nell’elenco nazionale, ogni autovelox dovrà rispettare una serie di criteri tecnici e amministrativi.
Tra gli elementi richiesti figurano:
- Numero di matricola univoco, utile a identificare in modo certo ogni dispositivo.
- Posizione precisa, indicata tramite coordinate geografiche o riferimento chilometrico del tratto stradale.
- Documentazione di omologazione, con gli estremi dell’atto che certifica la conformità rilasciata dal MIT.
- Tipologia dell’apparecchio, specificando se si tratta di un dispositivo fisso, mobile, temporaneo o permanente.
- Versione del software, necessaria per garantire la corretta manutenzione e permettere eventuali aggiornamenti nel tempo.
- Presenza di strutture di protezione, come box o installazioni dedicate.
Questi criteri permetteranno di distinguere i dispositivi regolarmente approvati da quelli collocati senza adeguate procedure.
Eliminazione degli autovelox non conformi
Al termine del censimento, il MIT pubblicherà online il primo elenco nazionale completo dei dispositivi autorizzati. Sarà consultabile sia dai cittadini che dagli operatori del settore, diventando un punto di riferimento per la validazione delle multe.
Gli autovelox non registrati saranno obbligatoriamente spenti a partire dal 30 novembre, impedendo la possibilità di generare sanzioni. Il provvedimento mira a porre fine ai cosiddetti “autovelox fantasma”, installati senza indicazioni leggibili, senza omologazione o senza tracciatura amministrativa.
La riforma è stata avviata con un decreto pubblicato il 29 settembre, da cui sono partiti i 60 giorni necessari affinché le amministrazioni locali completassero l’invio dei dati.
Il ruolo del Ministero e le richieste dei Comuni
Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini aveva già sollevato il tema nei mesi scorsi, chiedendo un censimento completo degli autovelox presenti su tutto il territorio nazionale. La richiesta, rivolta al presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Gaetano Manfredi, aveva l’obiettivo di creare una mappa dettagliata dei dispositivi attivi.
Secondo il MIT, disporre di un quadro aggiornato e verificato è fondamentale per:
- riorganizzare le regole relative all’uso degli autovelox,
- fissare standard uniformi di omologazione,
- supportare la revisione del Codice della Strada,
- assicurare che gli strumenti di controllo vengano usati in condizioni corrette e con finalità legate alla sicurezza stradale.
Verso un sistema più trasparente e controllabile
La nuova disciplina sui dispositivi di rilevazione della velocità segna un passo importante verso maggiore chiarezza nel settore. Grazie al censimento, sarà possibile distinguere tra strumenti certificati e installazioni non autorizzate, riducendo il rischio di contestazioni e potenziali abusi.
Il cambiamento interessa Comuni, Province e forze dell’ordine, che saranno tenuti a rispettare regole precise per installazione, gestione e manutenzione degli autovelox.
