Il differenziale Btp-Bund sotto la soglia storica
Il mercato obbligazionario ha registrato un passaggio simbolico di grande rilievo: il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi è sceso temporaneamente sotto i 60 punti base, attestandosi a 59,9, un livello che non si osservava dal 2008. In chiusura di seduta lo spread si è poi riportato poco sopra quota 62, ma il segnale inviato dai mercati resta chiaro.
Gli investitori mostrano una crescente fiducia nella stabilità finanziaria dell’Italia, favorita da una gestione prudente dei conti pubblici e da un contesto europeo percepito come meno rischioso rispetto al passato.
La lettura dei mercati e il ruolo della politica fiscale
La dinamica dello spread riflette una valutazione più favorevole delle prospettive di bilancio italiane. Il contenimento del deficit e l’attenzione alla sostenibilità del debito, promossi dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, hanno contribuito a ridurre il premio per il rischio richiesto dagli investitori.
Anche la Banca Centrale Europea ha rilevato un generale restringimento degli spread sovrani nell’area euro, attribuendolo a un aumento dell’appetito per il rischio e a una revisione positiva delle politiche fiscali di Paesi come Italia e Spagna.
Bce e prospettive di bilancio europee
Nel suo ultimo bollettino economico, la Bce ha evidenziato come la prevista stretta fiscale nell’Unione Europea per il 2027 potrebbe essere attenuata da alcune scelte chiave. In particolare, il contributo della Germania e il rinvio di alcune spese legate ai Piani nazionali di ripresa in diversi Paesi, tra cui l’Italia, dovrebbero rendere il percorso di consolidamento più graduale.
Questo scenario contribuisce a ridurre le tensioni sui mercati dei titoli di Stato e rafforza il clima di stabilità finanziaria nell’area euro.
La produzione industriale italiana torna a crescere
Segnali incoraggianti arrivano anche dall’economia reale. Secondo i dati Istat, a novembre 2025 la produzione industriale italiana è aumentata dell’1,5% rispetto al mese precedente e dell’1,4% su base annua.
A parità di giorni lavorativi, l’incremento tendenziale resta pari all’1,4%, indicando una ripresa diffusa dopo mesi di andamento incerto.
I settori trainanti e quelli in difficoltà
La crescita industriale è stata sostenuta soprattutto dalla farmaceutica, che ha registrato un balzo dell’8,7%, confermandosi uno dei comparti più dinamici. Buone performance si sono osservate anche in elettronica, macchinari e metallurgia, settori strettamente legati agli investimenti e all’export.
Permangono tuttavia alcune criticità. Il comparto dei mezzi di trasporto ha segnato un calo del 3,1%, penalizzato in particolare dagli autoveicoli (-7,6%). In flessione anche la chimica, mentre alimentare e tessile-abbigliamento mostrano segnali di debolezza o stagnazione.
Export in espansione e contributo estero
A sostenere la ripresa industriale contribuisce anche la domanda estera. Nei primi 11 mesi del 2025, le esportazioni italiane hanno registrato una crescita del 3,1%, confermando il ruolo centrale dell’export nel modello di sviluppo del Paese.
Questo andamento positivo mitiga le difficoltà di alcuni settori interni e rafforza il quadro complessivo di ripresa.
La Germania esce dalla recessione
Un ulteriore fattore di supporto per l’economia italiana arriva dalla Germania. Secondo le stime preliminari dell’ufficio statistico Destatis, il Pil tedesco nel 2025 è cresciuto dello 0,2% dopo due anni consecutivi di recessione.
La ripresa è stata trainata principalmente dall’aumento dei consumi delle famiglie e della spesa pubblica, mentre le esportazioni hanno continuato a risentire di fattori avversi come l’aumento dei dazi statunitensi, il rafforzamento dell’euro e la concorrenza cinese.
Effetti positivi sull’economia italiana
Sebbene la crescita tedesca resti contenuta, la fine della fase recessiva ha ricadute positive anche sull’Italia. L’intenso interscambio manifatturiero tra i due Paesi rende la stabilità della Germania un elemento cruciale per la catena del valore industriale europea.
Una domanda tedesca più solida favorisce le esportazioni italiane di beni intermedi e prodotti finiti, sostenendo occupazione e produzione.
Un quadro politico-economico più cooperativo
La fase attuale è accompagnata anche da rapporti più distesi tra Roma e Berlino. Il dialogo tra Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz si concentra su una visione comune: promuovere politiche europee che tutelino la base industriale del continente senza compromettere la disciplina di bilancio.
In questo contesto, la combinazione di spread ai minimi storici, segnali di ripresa produttiva e maggiore coordinamento europeo delinea uno scenario più favorevole rispetto alle attese di pochi mesi fa.
